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Diritti umani

Namibia, la vita impossibile degli angolani sfollati dalla crisi climatica

In una ricerca pubblicata pochi giorni fa, Amnesty International ha denunciato i rischi per i diritti umani che tuttora corrono le persone sfollate dall’Angola

Nella prima metà del 2021 oltre 7000 persone arrivarono stremate in Namibia a causa della siccità che aveva colpito l’Angola meridionale: in buona parte erano donne – molte in gravidanza o in allattamento -, bambini e bambine e persone anziane appartenenti a comunità di agricoltori e pastori. Sebbene su scala minore, lo sfollamento si è ripetuto nel 2023 e nel 2024 per le stesse ragioni.
In una ricerca pubblicata pochi giorni fa, Amnesty International ha denunciato i rischi per i diritti umani che tuttora corrono le persone angolane sfollate in Namibia: soprattutto, essere arrestate ed espulse a causa dell’impossibilità di regolarizzare la loro situazione (nel 2026 le autorità namibiane hanno comunicato di aver rimpatriato 1000 angolani), con la conseguenza di non poter ricorrere ai servizi di salute pubblica.
Quello che emerge da questa e da altre ricerche è l’assenza, a livello globale, di percorsi legali e sicuri e di programmi di assistenza nel lungo periodo per le persone costrette ad attraversare le frontiere a causa della crisi climatica. Ancora prima di quell’assenza, ce n’è un’altra: l’impreparazione dei governi a predisporre piani efficaci di prevenzione, anche per la mancanza di adeguate risorse economiche.

Credits photo United Nation Namibia

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