La Namibia rende omaggio a otto figure della lotta per l’indipendenza, riunendone la memoria all’Heroes’ Acre di Windhoek in occasione delle celebrazioni dell’Heroes’ Day. Per alcuni si tratta di una nuova sepoltura, per altri di un ritorno in patria atteso da oltre mezzo secolo, mentre per due combattenti la cerimonia assume un carattere simbolico, poiché il luogo in cui riposano i loro resti non è mai stato individuato.
The remains of six heroes of Namibia's liberation struggle have arrived at Heroes Acre, transported from the Namibian Police Forensic Science Institute.
The arrival marks a solemn moment as Namibia prepares to honour Fillemon Nduuvu Nangolo, Festus Nehale, Immanuel Shifidi,… pic.twitter.com/JHtVdXjUUw
— NBC Digital News (@NBCDigitalNews) August 24, 2026
L’Heroes’ Acre è il grande memoriale nazionale della Namibia, inaugurato nel 2002 circa dieci chilometri a sud del centro di Windhoek e dichiarato monumento nazionale. Dominato dalla statua del Milite Ignoto e da un obelisco, comprende un’area cerimoniale e numerose tombe destinate a personalità riconosciute come eroi ed eroine nazionali. È uno dei principali luoghi attraverso cui lo Stato namibiano celebra pubblicamente la memoria della lotta anticoloniale e per l’indipendenza.
I nomi sono quelli di Fillemon Nduuvu Nangolo, Festus Nehale, Immanuel Shifidi, Simon Petrus Niilenge, Eliaser Tuhadeleni, Immanuel Nathaniel Maxuilili, Tobias Hainyeko e Brendan Simbwaye: uomini appartenenti a momenti e percorsi differenti della lunga opposizione al dominio sudafricano e al sistema dell’apartheid.
Particolarmente significativa è la vicenda di Festus Nehale e Simon Petrus Niilenge. Entrambi erano stati prigionieri politici a Robben Island, il carcere sudafricano divenuto uno dei simboli della repressione dell’apartheid. Nehale morì nel 1971 e Niilenge nel 1974, mentre si trovavano ancora in Sudafrica, dove furono sepolti rispettivamente al Maitland Cemetery e al Gugulethu Cemetery di Città del Capo. Nell’agosto 2026 le loro tombe sono state aperte, dopo procedure di verifica e rituali tradizionali condotti alla presenza di familiari, autorità e rappresentanti delle comunità, e i resti sono stati finalmente riportati in Namibia.
Scenes at the Re-burial ceremony of the human remains of eight veterans of Namibia’s Liberation Struggle, at Heroes’ Acre in Windhoek.#NamibiaRemembers#BringingOurHeroesHome#ThePriceOfFreedom#HeroesDay2026pic.twitter.com/jWiaCIrZWt
— MICT Namibia (@MICTNamibia) August 24, 2026
Il 21 agosto la presidente Netumbo Nandi-Ndaitwah ha accolto le due salme all’aeroporto internazionale Hosea Kutako. Insieme a Nehale e Niilenge sono tornati dal Sudafrica anche i resti ancestrali di 84 namibiani provenienti dalle collezioni degli Iziko Museums, il sistema di musei nazionali sudafricani con sede a Città del Capo, che comprende istituzioni dedicate alla storia naturale, all’archeologia, all’antropologia, alla storia sociale e all’arte. La cerimonia ufficiale di restituzione si è svolta all’Iziko South African Museum di Città del Capo. Dopo l’arrivo in Namibia, le spoglie dei due ex prigionieri politici sono state trasferite al Forensic Science Institute della polizia namibiana, prima del loro arrivo all’Heroes’ Acre.
Diversa è la storia di altri protagonisti della cerimonia. Eliaser Tuhadeleni e Immanuel Shifidi trascorsero anch’essi lunghi anni a Robben Island. Tuhadeleni, importante esponente del movimento nazionalista namibiano, morì nel 1997 ed era stato sepolto nel villaggio di Endola; Shifidi, assassinato durante un raduno della Swapo dopo il suo ritorno dalla prigionia, riposava invece in un cimitero di Windhoek. Anche i loro resti sono stati riesumati in vista della nuova sepoltura nel pantheon nazionale. Nathaniel Maxuilili, già parlamentare e figura della lotta anticoloniale, era stato sepolto a Walvis Bay dopo la morte nel 1999.
Ancora differente è il caso di Tobias Hainyeko e Brendan Simbwaye. Hainyeko, primo comandante del People’s Liberation Army of Namibia, fu ucciso nel 1967; Simbwaye, vicepresidente della Swapo, scomparve nei primi anni Settanta e si ritiene sia stato ucciso dalle forze sudafricane. Poiché i luoghi delle loro sepolture restano sconosciuti, all’Heroes’ Acre vengono loro dedicate tombe simboliche.
La cerimonia assume così un significato che va oltre l’omaggio istituzionale. L’Heroes’ Acre diventa il luogo in cui lo Stato namibiano ricompone materialmente e simbolicamente biografie disperse dalla repressione, dalla prigionia e dall’esilio. Il ritorno dei resti di Nehale e Niilenge, dopo più di cinquant’anni trascorsi in terra sudafricana, rappresenta in particolare un atto di restituzione della memoria alla comunità nazionale.
Per comprenderne pienamente il significato occorre ricordare che quella tra Namibia e Sudafrica non fu soltanto una relazione tra due Stati confinanti. Dopo la fine della dominazione coloniale tedesca, il territorio dell’attuale Namibia fu occupato dal Sudafrica nel 1915 e affidato alla sua amministrazione dalla Società delle Nazioni nel 1920. Pretoria mantenne poi il controllo del territorio anche dopo la Seconda guerra mondiale, estendendovi le politiche di segregazione razziale e successivamente l’apartheid. La lotta per l’indipendenza namibiana fu quindi anche una lunga lotta contro il dominio sudafricano, conclusasi con l’indipendenza soltanto nel 1990.
È in questo senso che la vicenda dei resti umani acquista un significato storico particolare. Alcuni combattenti morirono prigionieri in Sudafrica e vi furono sepolti; altri scomparvero durante la repressione; resti ancestrali namibiani finirono nelle collezioni museali sudafricane. La geografia delle loro sepolture e della loro conservazione riflette dunque, materialmente, la storia della dominazione sudafricana sulla Namibia. Riportare oggi quei morti nella propria terra, identificarli, dare loro un nome e una tomba significa trasformare una memoria dispersa in memoria pubblica e nazionale.
In Namibia, a oltre trent’anni dall’indipendenza, il rapporto con la lotta di liberazione continua così a essere costruito anche attraverso i luoghi, i rituali e la restituzione dei resti umani.


