Secondo il rapporto “Conflict Trends: A Global Overview, 1946–2024” dell’Istituto di ricerca sulla pace di Oslo (PRIO), nel 2024 si è raggiunto il livello più alto di conflitti armati statali dall’immediato dopoguerra. Sono stati registrati 61 conflitti armati in 36 Paesi, un aumento rispetto ai 59 conflitti in 34 Paesi dell’anno precedente. Siri Aas Rustad, direttore del rapporto, avverte che non si tratta di un picco isolato, ma di un cambiamento strutturale – il mondo è oggi “molto più violento e frammentato rispetto a dieci anni fa”.
New PRIO data shows conflict is at a historic high.
In 2024, the world saw 61 state-based conflicts – the most since WWII. Africa tops the list, nearly doubling in a decade.
“Now is not the time to retreat from global engagement,” PRIO’s Siri Aas Rustad warns.
— PRIO (@PRIOresearch) June 11, 2025
Il numero di vittime nei combattimenti è rimasto stabile rispetto al 2023, fermandosi attorno alle 129.000 persone, rendendo il 2024 il quarto anno più sanguinoso dalla fine della Guerra Fredda. Le cause principali di questo alto bilancio sono le guerre in Ucraina (circa 76.000 decessi) e nella Striscia di Gaza (circa 26.000), oltre ai gravi scontri nella regione del Tigré in Etiopia.

Un aspetto particolarmente preoccupante è la compresenza di più conflitti all’interno di uno stesso Stato: più della metà dei Paesi interessati è dilaniata da due o più guerre simultanee, in nove casi addirittura da tre o più conflitti statali. Questo aumento della complessità è amplificato dalla crescente attività dei gruppi militanti: l’ISIS è attivo in almeno 12 Paesi, mentre Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM) opera in cinque Stati dell’Africa occidentale.
Rustad lancia un appello rivolto alle grandi potenze, in particolare agli Stati Uniti: abbandonare il ruolo internazionale in questo momento storico rappresenterebbe un grave errore, minando la stabilità costruita dopo il 1945. L’isolazionismo non è una risposta adeguata a un panorama mondiale sempre più frammentato e violento.
L’Africa emerge come il continente più colpito, con 28 conflitti statali registrati nel 2024 – quasi il doppio rispetto a un decennio fa. Questi conflitti spaziano dalla guerra del Tigré in Etiopia, che continua a mietere vittime e sfollati, alla violenza persistente nel Sahel (Mali, Burkina Faso, Niger) e ai doppi conflitti in Paesi come il Sudan e la Repubblica Democratica del Congo. Non si tratta soltanto di guerre convenzionali: in molti casi confluiscono instabilità politica, tensioni etniche e presenza di gruppi armati non statali. In diversi Stati africani, questi conflitti si sovrappongono, complicando enormemente gli sforzi diplomatici e umanitari. La molteplicità e la profondità delle crisi in Africa la rendono l’epicentro della violenza globale, richiedendo un coordinamento internazionale senza precedenti.


