Nelle ultime ore il Niger è tornato al centro dell’attenzione internazionale dopo le notizie di un grave episodio armato avvenuto nell’area dell’aeroporto internazionale Diori Hamani di Niamey. L’attacco, verificatosi nella notte tra mercoledì e giovedì, è stato confermato dalle autorità nigerine e ripreso da diverse agenzie di stampa, ma resta oggetto di versioni contrastanti per quanto riguarda obiettivi, responsabili e contesto politico-strategico.
Secondo un comunicato del ministero della Difesa nazionale, uomini armati avrebbero fatto irruzione nella base aerea 101, situata all’interno del perimetro aeroportuale e sede di assetti cruciali dell’aeronautica militare nigerina. Le forze di sicurezza avrebbero respinto l’attacco dopo intensi scontri a fuoco, con un bilancio ufficiale di quattro militari nigerini feriti e di numerosi aggressori uccisi o catturati. La televisione di Stato ha parlato esplicitamente di “mercenari”, senza tuttavia fornire elementi verificabili sull’identità o sull’affiliazione degli assalitori.
Il leader della giunta militare, Abdourahamane Tchiani, ha visitato la base aerea nelle ore successive, elogiando il “coraggio” dei soldati nigerini e dei militari russi presenti nel Paese e rivendicando la rapidità della risposta armata. In dichiarazioni pubbliche, Tchiani ha inoltre accusato apertamente Francia, Benin e Costa d’Avorio di essere sponsor indiretti dell’azione, chiamando in causa i rispettivi presidenti, tra cui Emmanuel Macron. Accuse gravi, formulate però senza presentare prove a sostegno.
Niger’s military government accused France, Benin and Ivory Coast of backing an attack on a Niamey airbase near the international airport.https://t.co/5cKIKwZIwU
— Clash Report (@clashreport) January 30, 2026
Sul piano operativo, le autorità dell’aviazione civile hanno riferito che il traffico aeroportuale è tornato rapidamente alla normalità. È stato tuttavia confermato che alcuni aeromobili civili parcheggiati nell’area aeroportuale avrebbero subito danni materiali, mentre non sono stati diffusi dettagli ufficiali su eventuali danni alla componente militare della base.
Attorno ai fatti accertati si è rapidamente sviluppata una narrazione più ampia, alimentata da fonti mediatiche e commentatori regionali. Una delle ipotesi più discusse riguarda un possibile legame con una spedizione di uranio presente in aeroporto al momento dell’attacco e destinata, secondo alcune ricostruzioni non confermate, a un trasferimento verso la Russia. In questa versione, il nodo centrale sarebbe il controllo delle risorse strategiche del Niger e il contenzioso aperto con la società francese Orano dopo il colpo di Stato del 2023. Altre fonti, invece, indicano come possibile obiettivo dell’azione i droni militari recentemente acquisiti da Niamey per rafforzare il contrasto ai gruppi jihadisti attivi nel Sahel.
Attackers who staged an assault on Niger’s capital came dangerously close to a stockpile of uranium removed from French company Orano’s mine https://t.co/2y2XOWpjSa
— Bloomberg (@business) January 29, 2026
Le immagini satellitari circolate sui social media mostrano segni di incendi e attività notturna nell’area aeroportuale, ma non consentono di confermare in modo definitivo né il bersaglio principale dell’attacco né l’eventuale utilizzo di sistemi antiaerei o droni offensivi. Anche le ipotesi di un coinvolgimento diretto di gruppi jihadisti restano, allo stato attuale, valutazioni analitiche e non conclusioni ufficiali.
More satellite imagery of the Niamey (Niger) airport, before and after this mysterious overnight attack. Unclear if the yellow cake uranium being exported (to mysterious buyer) was the target, or the Russian mercenaries guarding it, or what exactly @vantortech https://t.co/rgreKjpJWI pic.twitter.com/yCWghykd5k
— Mike Eckel (@Mike_Eckel) January 29, 2026
In sintesi, l’attacco alla base aerea di Niamey può essere considerato un evento reale e confermato nelle sue linee essenziali: luogo, tempistica e risposta militare sono elementi consolidati. Molto più incerti restano il movente e la cornice geopolitica evocata dalla giunta militare, che intreccia sicurezza interna, risorse naturali e tensioni diplomatiche regionali e internazionali. In un contesto già segnato da instabilità strutturale, la distanza tra fatti verificabili e dichiarazioni politiche appare, ancora una volta, ampia e carica di implicazioni.


