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Editoriali

Niger, peggiorano le condizioni dei rifugiati di Agadez

La sospensione per la terza volta dei voucher alimentari, che si ripete ormai da mesi, ha portato a una crisi di fame e insicurezza senza precedenti

La situazione dei rifugiati e dei richiedenti asilo nel centro “umanitario” situato a circa 15 chilometri da Agadez, nel Niger settentrionale, si è ulteriormente deteriorata nelle ultime settimane, segnando un capitolo drammatico di una crisi già da tempo insostenibile. La sospensione per la terza volta dei voucher alimentari, che si ripete ormai da mesi, ha portato a una crisi di fame e insicurezza senza precedenti, contribuendo ad alimentare uno stato diffuso di ansia, stress psicologico e isolamento tra la popolazione rifugiata, circa 1500 persone tra cui centinaia di bambini.
L’UNHCR Niger, l’agenzia delle Nazioni Unite incaricata di assistere i rifugiati, ha interrotto i rifornimenti alimentari, lasciando metà deli rifugiati di Agadez senza cibo e in condizioni di estremela vulnerabilità.
Due pezzi di sapone: questo è quanto è stato fornito ai rifugiati  del centro pe la propria pulizia personale e per il bucato.
Ma resta il cibo, il bisogno primario da sopperire per porre un freno alla gravissima crisi umanitaria in atto.
L’ interruzione degli aiuti di questi giorni segue anni di promesse non mantenute e un silenzio omertoso da parte delle istituzioni internazionali, che si sono finora rifiutate di intervenire concretamente per proteggere queste persone che hanno avviato una protesta pacifica 10 mesi fa, rinnovata quotidianamente con grande determinazione nonostante le vessazioni e le angherie a cui sono sottoposte. Alcunr testimonianze inquietanti evidenziano tentativi delle autorità nigerine e dell’UNHCR di reprimere queste manifestazioni.
Un video diffuso dagli stessi rifugiati mostra le forze dell’ordine, tra cui il vice direttore del Comitato Nazionale per i Rifugiati , che tentano di arrestare un giovane, sottraendogli il telefono e chiedendo agli altri di recarsi in stazione di polizia sotto la minaccia di arresto.
Questa repressione sistematica viola i diritti fondamentali di libertà di espressione e di protesta, aggravando ulteriormente il clima di tensione e sfiducia.
Il CNE – principale organo responsabile dei respingimenti – è stato protagonista di decisioni che negano asilo e respingono ripetutamente i richiedenti, fra cui otto rappresentanti dei rifugiati del centro di Agadez.
La risposta alle richieste di protezione dell’UNHCR, appare sempre più caotica e insoddisfacente. Le accuse degli ospiti del centro di Agadez sono gravi.
”Usano la fame come arma e portano avanti agende che sembrano più orientate agli interessi di chi gestisce la situazione interna che alla reale tutela dei rifugiati” denuncia Abdallah, bloccato da tre anni nel centro.
I momenti di paura e disperazione sono ormai quotidiani ad Agadez.
La rifugiata Nawal Mohammed, pochi giorni fa, è stata trovata in stato confusionale, con perdita di memoria e segni di follia.
La comunità internazionale, finora, ha scelto il silenzio, rifiutandosi di intervenire o di fornire protezione adeguata nonostante il bisogno urgente di aiuto.
La situazione dei rifugiati nel centro di Agadez è ormai critica. Con la carenza di cibo, servizi sanitari praticamente inesistenti e il rischio di violenze reiterate, questi vulnerabili esseri umani sono ormai completamente isolati e senza speranze.
“Come può la comunità internazionale continuare a ignorare una situazione così drammatica” chiedono, a chi scrive, i rifugiati ormai allo stremo.
Le organizzazioni umanitarie e il governo italiano, vhe finanzia il centro, dovrebbero agire immediatamente. È doveroso porre fine a questa tragedia silenziosa, garantendo cibo, assistenza sanitaria e protezione legale ai rifugiati di Agadez.
La protesta pacifica e la  richiesta di giustizia, di dignità, di questi uomini, donne e bambini che hanno il diritto di essere protetti, non può restare inascoltata.
La crisi di Agadez rappresenta una ferita aperta nel cuore dei diritti umani e della solidarietà internazionale.
È tempo di agire con urgenza.
La vita di queste persone, tante innocenti e vulnerabili, dipende dalla nostra capacità, e di voi lettori, di rilanciare la loro voce.
Non possiamo più permettere che la fame, la repressione e l’indifferenza sovrastino la dignità umana e la speranza.

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AgadezNigerSudan

Esperta di questioni internazionali, africanista. È stata insignita per il suo lavoro di giornalista della Medaglia di rappresentanza della Presidenza della Repubblica.

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