Skip to content
Conflitti

Niger, tentativo di golpe contro Tchiani: la crisi esplode dentro l’esercito

In Niger è in corso un tentativo di colpo di Stato: scontri tra militari a Niamey, ammutinati alla Base 101 e nell’area dell’aeroporto, mentre la Guardia presidenziale difende il generale Tchiani e reparti dell’esercito convergono sulla capitale.

Il Niger attraversa la più grave crisi interna dall’arrivo al potere del generale Abdourahamane Tchiani. Nella notte tra il 28 e il 29 agosto, reparti delle forze armate hanno attaccato alcuni dei principali centri strategici di Niamey, dalla Base aerea 101 all’area del palazzo presidenziale, dando origine a quella che diverse fonti descrivono come una vera e propria tentativa di colpo di Stato. A tre anni dal golpe che depose il presidente Mohamed Bazoum, la giunta militare si trova così minacciata da una frattura proveniente dal suo stesso apparato di sicurezza.

I primi colpi d’arma da fuoco sono stati uditi intorno all’una di notte. Gli scontri più intensi si sono concentrati nell’area dell’aeroporto internazionale Diori Hamani, che comprende la strategica Base 101, ma esplosioni e raffiche sono state segnalate anche nel Plateau, il quartiere amministrativo in cui si trova la presidenza, e nei pressi del campo Bassora della Guardia nazionale.

Annunci

Con il trascorrere delle ore è diventata più chiara la natura interna della crisi. Secondo le ricostruzioni disponibili, militari ammutinati hanno preso alcuni commilitoni in ostaggio alla Base 101 e aperto il fuoco contro siti sensibili della capitale. Almeno una parte degli insorti proverrebbe da unità dislocate fuori Niamey, comprese forze impegnate nelle difficili operazioni contro i gruppi jihadisti nelle regioni occidentali del Paese.

Il ministro della Difesa, generale Salifou Mody, ha riconosciuto pubblicamente l’esistenza della rivolta, pur evitando di definirla un colpo di Stato. In un comunicato trasmesso dalla televisione pubblica, le autorità hanno parlato di soldati «in rottura con il regolamento militare» e hanno sostenuto che la pronta reazione delle forze di sicurezza avrebbe consentito di circoscrivere il movimento e di riprendere progressivamente il controllo dei siti interessati.

Il quadro sul terreno, tuttavia, è rimasto incerto per tutta la giornata. La Guardia presidenziale, rimasta fedele a Tchiani, avrebbe respinto un tentativo degli insorti di penetrare nel palazzo presidenziale. Nel pomeriggio la zona della presidenza appariva nuovamente sotto il controllo delle forze lealiste, mentre i mutinati risultavano ancora attestati nella Base aerea 101. La capitale è stata sottoposta a un forte dispositivo militare, con strade e accessi a siti strategici bloccati.

Anche la televisione pubblica è diventata uno dei luoghi simbolici dello scontro. Le trasmissioni sono state interrotte per oltre un’ora prima di riprendere con il comunicato del governo. Secondo alcune ricostruzioni, gli insorti avrebbero tentato di impadronirsi anche della sede dell’emittente senza riuscirci. In un colpo di Stato, il controllo della comunicazione pubblica resta infatti uno degli indicatori fondamentali della capacità di trasformare una rivolta militare in un effettivo trasferimento del potere.

Le autorità hanno invitato la popolazione a mantenere la calma e a riprendere le normali attività, sostenendo di avere progressivamente ristabilito il controllo. Le informazioni provenienti da Niamey suggeriscono però maggiore prudenza: nel tardo pomeriggio la Base 101 risultava ancora nelle mani o comunque sotto la presenza degli ammutinati e non era possibile considerare definitivamente chiusa la crisi.

La natura della rivolta solleva soprattutto interrogativi sulla tenuta delle forze armate nigerine. Secondo diverse ricostruzioni, dietro l’ammutinamento vi sarebbe un crescente malcontento di reparti sottoposti da mesi alla pressione della guerra contro i gruppi jihadisti. Alcune delle unità coinvolte proverrebbero da Ouallam, Téra e Dosso, aree nelle quali l’esercito ha subito pesanti perdite. Se questa dinamica sarà confermata, il tentativo di golpe rappresenterebbe anche la manifestazione politica di una crisi maturata sui fronti della sicurezza.

È proprio questo l’elemento che rende gli avvenimenti del 29 agosto particolarmente significativi. Tchiani aveva giustificato il rovesciamento di Bazoum nel luglio 2023 anche con l’incapacità delle precedenti autorità di garantire la sicurezza del Niger. Tre anni dopo, la violenza jihadista non è stata arginata e le difficoltà delle operazioni militari sembrano ora produrre tensioni all’interno dello stesso esercito sul quale poggia il regime.

La Base 101 è inoltre un luogo strategico ben oltre lo scontro interno. Situata nel complesso dell’aeroporto di Niamey, ospita strutture legate alla cooperazione militare con la Russia e al dispositivo dell’Alleanza degli Stati del Sahel. Nella stessa area è presente anche personale della Missione bilaterale di supporto nella Repubblica del Niger (MISIN). Secondo le informazioni circolate nel corso della giornata, i militari italiani sarebbero al sicuro.

La presenza russa aggiunge un ulteriore elemento alla crisi. Dopo il golpe del 2023, Niamey ha progressivamente ridotto la cooperazione militare con Francia e Stati Uniti e rafforzato quella con Mosca. La Base 101 ospita personale dell’Africa Corps e costituisce quindi uno dei punti nei quali la crisi interna nigerina incrocia direttamente i nuovi equilibri geopolitici del Sahel.

Anche per questo quanto accade a Niamey non riguarda soltanto il Niger. Insieme a Mali e Burkina Faso, il Paese ha costituito l’Alleanza degli Stati del Sahel (AES), divenuta il perno di un nuovo spazio politico e militare regionale guidato da governi sorti da colpi di Stato e accomunati dalla rottura con parte dei tradizionali partner occidentali. Una crisi prolungata del potere di Tchiani avrebbe inevitabilmente conseguenze sull’intera architettura dell’AES.

C’è infine un evidente paradosso politico. Il regime minacciato oggi da militari ribelli nacque esso stesso da un’insubordinazione militare. Nel luglio 2023 fu proprio la Guardia presidenziale comandata da Tchiani a rovesciare Mohamed Bazoum e a imporre un nuovo ordine politico. Tre anni dopo, altre componenti delle forze armate contestano quel potere con gli stessi strumenti attraverso i quali esso venne conquistato, infatti già nel gennaio e nel giugno 2026 ci furono pesanti scontri intorno all’aeroporto della capitale:

Niger, attacco armato alla base aerea di Niamey: conferme ufficiali e accuse geopolitiche della giunta

Niger, nuovo assalto jihadista all’aeroporto di Niamey: 35 morti e cresce la pressione sulla capitale

L’esito della crisi dipenderà dalla capacità degli insorti di ottenere l’appoggio di altri reparti e, specularmente, dalla capacità di Tchiani di mantenere compatta la catena di comando. Il controllo del palazzo presidenziale, della Base 101, dell’aeroporto e delle comunicazioni costituisce soltanto una parte della partita: decisiva sarà soprattutto la fedeltà delle unità dislocate nel resto del Paese.

Alla sera del 29 agosto, il regime sostiene di avere ripreso progressivamente il controllo della situazione, ma la presenza degli ammutinati nella Base 101 impedisce ancora di considerare definitivamente conclusa la crisi. Più che il semplice episodio di una notte di combattimenti, la rivolta rivela così una vulnerabilità strutturale del potere nigerino: la frattura ha raggiunto l’istituzione sulla cui coesione la giunta aveva costruito la propria forza, l’esercito.

Annunci
Abdourahamane Tchianiaeroporto di NiameyAESammutinamentoBase 101colpo di Statocrisi politicaesercitoMISINNiameyNigerRussiaSahel
Leggi anche
Torna su
No results found...