Sono passati 66 anni da quando, nel 1960, l’Union Jack fu ammainata e salì la bandiera verde-bianco-verde. Oggi la Nigeria ricorda quel momento con due discorsi opposti, che dicono molto sul clima politico alla vigilia delle elezioni. Nel suo discorso per l’anniversario dell’indipendenza, intitolato “Dalla riforma alla prosperità”, il presidente Bola Tinubu ha rivendicato di aver corretto la direzione dell’economia, dopo aver paragonato la Nigeria a un malato che ha scelto una cura dolorosa ma necessaria, e ha assicurato che “la destinazione è in vista”. Il filo conduttore è la fiducia di generazioni di nigeriani che, nonostante ogni difficoltà, hanno continuato a credere in un futuro migliore. A tre anni e mezzo dall’insediamento, Tinubu parla di un miglioramento economico “innegabile”: l’economia è cresciuta di oltre il 4% quest’anno, con il contributo sia del settore petrolifero sia di quello non petrolifero; i furti di greggio sono in calo e l’inflazione è scesa sensibilmente dal suo picco. I dati dell’Ufficio nazionale di statistica lo confermano in parte: nel secondo trimestre il PIL è cresciuto del 4,43%, trainato soprattutto da agricoltura, telecomunicazioni, immobiliare, commercio, servizi finanziari, cemento e costruzioni. I prezzi crescono molto meno di prima, ma restano alti. Ad agosto l’inflazione era al 15,39%, contro il 23,14% di un anno fa; quella sul cibo è ancora al 19,57%. Il quadro è inoltre disomogeneo: nelle città i prezzi sono rallentati, mentre nelle aree rurali l’aumento mensile è salito all’1,79%, dallo 0,78% di luglio. I dati migliorano, ma la ripresa resta fragile, come ricordano le stesse imprese, e le famiglie continuano a sentire il costo della vita.
Anche la First Lady Oluremi Tinubu ha dato un tono emotivo alla ricorrenza e, richiamandosi all’amore come collante nazionale, ha citato Martin Luther King (“l’amore è il potere più durevole al mondo”) e ha invitato i cittadini a scegliere l’amore sulla divisione, la pace sul conflitto e la speranza sulla disperazione, indicando la diversità come una delle grandi risorse del Paese da coltivare con pace, tolleranza, dialogo, unità e amore per la patria. Nonostante i proclami di progresso e fiducia, il presidente Tinubu ha ammesso che il cammino del Paese è stato per molti troppo duro, ma ha rivendicato di aver corretto la direzione dell’economia. Il contrappunto al discorso presidenziale è arrivato da Omoyele Sowore, attivista per i diritti umani e candidato presidenziale dell’African Action Congress (AAC), che da anni è tra i critici più irriducibili della classe dirigente, sia dell’amministrazione Tinubu sia di quelle precedenti. Sowore usa i social, le proteste di piazza e i tribunali, e parla soprattutto ai giovani, i più disillusi dalla politica tradizionale. Per Sowore, a 66 anni dall’indipendenza la libertà resta incompleta, milioni di nigeriani vivono in condizioni che ne limitano dignità e prosperità. L’elenco è lungo: povertà, fame, disoccupazione, insicurezza, scuole di scarsa qualità, salari che non bastano a mantenere una famiglia, ospedali al collasso, elettricità precaria e un uso delle risorse pubbliche che definisce impunemente predatorio. La responsabilità, continua, non è dei nigeriani, che descrive come laboriosi, creativi e resilienti, ma delle élite che si sono succedute al potere. A suo dire, hanno sprecato la ricchezza umana e naturale del Paese chiedendo sacrifici a chi ha meno. Sowore chiede una Nigeria indipendente non solo dal dominio coloniale, ma anche dai “colonizzatori interni”, un establishment politico che, a suo dire, tiene da decenni il popolo nella corruzione, nella povertà e nell’ingiustizia, e chiede un Paese in cui nessuno venga arrestato, brutalizzato o imprigionato solo per aver sfidato chi governa.
Anche Peter Obi, ex governatore dello Stato di Anambra e candidato alla presidenza per il Nigeria Democratic Congress (NDC), ha usato la ricorrenza dei 66 anni di indipendenza per un giudizio severo sullo stato del Paese. Secondo Obi, le ingenti risorse della Nigeria non si sono tradotte in migliori condizioni di vita per i cittadini. Il Paese, pur ricco di risorse umane e naturali, resta alle prese con povertà diffusa, insicurezza, fame, disoccupazione e abuso di droghe, oltre a indicatori di sviluppo umano deboli.
Le due letture non sono del tutto inconciliabili. I numeri citati dal governo e la vita quotidiana descritta dall’opposizione possono essere veri contemporaneamente: una crescita che si misura nei bilanci può non arrivare ancora nelle tasche delle famiglie. La vera questione per il 2027 è se la ripresa diventerà abbastanza tangibile da convincere un elettorato stremato. Restano aperte le questioni strutturali: energia elettrica affidabile, sicurezza nelle aree rurali, occupazione giovanile, sanità e istruzione accessibili. Sono queste, più dei discorsi celebrativi, il metro con cui i nigeriani misurano il significato dell’indipendenza. I prossimi mesi verso le elezioni si annunciano complessi, e la ricorrenza ha già offerto un assaggio del confronto. Da una parte il governo rivendica un Paese che ha invertito la rotta; dall’altra un candidato presidenziale come Sowore che denuncia un’indipendenza ancora incompiuta. A 66 anni, la Nigeria resta una nazione giovane per demografia e piena di energie, ma ancora alla ricerca del modo di far coincidere la libertà formale con quella sostanziale.


