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Nigeria, Boko Haram attacca il convoglio del candidato governatore APC nello Stato di Borno

Nessuna vittima tra i membri dell'entourage, ma l'episodio riaccende l'allarme sicurezza nel Borno settentrionale

Il convoglio di Mustapha Gubio, candidato a governatore dello Stato di Borno per l’All Progressives Congress (APC), è stato attaccato giovedì 3 settembre 2026 da presunti membri di Boko Haram lungo la strada Kareto-Damasak, nella parte settentrionale dello stato. Gubio ne è uscito illeso, così come il resto della sua delegazione. Secondo quanto riportato da diverse testate nigeriane, il convoglio si trovava in viaggio verso l’area di governo locale di Mobbar, nel capoluogo di Damasak, per una visita di ringraziamento ai membri dell’APC che avevano sostenuto l’affermazione di Gubio come candidato di consenso del partito alle primarie. L’attacco si è verificato intorno alle 14:30, nei pressi della comunità di Kareto, mentre il gruppo faceva ritorno verso Maiduguri, dopo circa 40 minuti trascorsi a Damasak.

Le fonti concordano sull’uso di ordigni esplosivi improvvisati (IED) e di lanciarazzi anticarro (RPG) da parte degli assalitori, seguiti da colpi d’arma da fuoco sporadici. Alcuni veicoli blindati della scorta, incluso quello di testa, hanno riportato danni; un testimone dell’entourage ha descritto l’episodio come “un momento terrificante”, parlando di “pesanti attacchi terroristici” subiti dal convoglio. A respingere gli aggressori è stato un nutrito schieramento di sicurezza aggregato al convoglio: soldati, agenti di polizia, personale del Corpo di Sicurezza e Difesa Civile della Nigeria (NSCDC), del Dipartimento dei Servizi di Sicurezza (DSS), della Forza Congiunta Civile (CJTF) e gruppi di vigilantes locali, che hanno costretto gli attaccanti a ritirarsi nella boscaglia circostante. Il portavoce nazionale della polizia, Ani Iniedu, ha confermato l’episodio, parlando di un’operazione di contrasto al terrorismo riuscita e sottolineando che gli agenti delle forze speciali hanno bonificato l’area per scongiurare esplosioni secondarie prima di mettere in salvo gli occupanti del convoglio, tra cui il candidato governatore, funzionari governativi e altre personalità politiche. Anche il portavoce del Comando di Polizia dello Stato di Borno, ASP Nahum Daso, ha confermato venerdì che nessun membro dell’entourage è rimasto ucciso.

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L’episodio conferma la persistente instabilità riguardo alla sicurezza nel Borno settentrionale, area storicamente colpita da Boko Haram e dal gruppo scissionista ISWAP, nonostante le operazioni militari in corso. Il corridoio Gubio-Kareto-Damasak resta una delle rotte più pericolose del Borno per la vicinanza ad aree di transito di Boko Haram e dell’ISWAP nel bacino del Lago Ciad. Non è la prima volta che un convoglio politico viene preso di mira nello stato: nel gennaio 2011 l’allora candidato governatore dell’ANPP, Modu Fannami Gubio, fu assassinato a Maiduguri. L’attacco di giovedì arriva peraltro a poche ore dalle dichiarazioni del ministro della Difesa nigeriano, Christopher Musa, rilasciate durante un’intervista al programma “Politics Today” di Channels Television, secondo cui gli attacchi terroristici nel Paese sarebbero in calo, anzi che il terrorismo in Nigeria fosse ormai “sconfitto”, una circostanza che ha sollevato commenti critici sui social media nigeriani. Episodi come l’attacco al convoglio politico nel Borno settentrionale dimostrano, invece, quanto la minaccia jihadista e il rischio degli IED siano ancora drammaticamente vivi sul territorio.

L’assalto al convoglio di Gubio arriva a pochi mesi dal voto e conferma che il rischio per i candidati alle prossime elezioni nigeriane non è teorico, è già un dato di fatto. Nel Borno settentrionale, Boko Haram e ISWAP restano attivi lungo i corridoi di transito verso il Lago Ciad, nonostante anni di operazioni militari, e il precedente del 2011 mostra come il rischio per i politici in questa regione non sia nuovo, ma strutturale. La situazione in vista delle elezioni è particolarmente delicata: le campagne elettorali aumentano l’esposizione, tour di ringraziamento, comizi e visite nelle aree rurali portano candidati e delegazioni proprio nelle zone più insicure, spesso su strade notoriamente pericolose, come il corridoio Kareto-Damasak. In secondo luogo, emerge un contrasto tra narrazione ufficiale e realtà; l’attacco è avvenuto a poche ore dalla dichiarazione del ministro della Difesa secondo cui il terrorismo sarebbe “sconfitto”, un divario che rischia di minare la fiducia pubblica nelle rassicurazioni istituzionali proprio mentre si chiede ai cittadini di andare a votare. Infine, la sicurezza dei convogli non è una garanzia assoluta: anche con scorte multiple — esercito, polizia, NSCDC, DSS, CJTF, vigilantes — gli assalti con IED e RPG dimostrano che i gruppi armati mantengono capacità operative significative in alcune aree, il che potrebbe scoraggiare la partecipazione di candidati ed elettori nelle zone più esposte o spingere verso campagne “blindate” e meno a contatto con il territorio. Nel complesso, episodi come questo segnalano che le elezioni nello Stato di Borno, e più in generale nel Nord-Est nigeriano, difficilmente si svolgeranno in un clima di piena tranquillità, con implicazioni sia per la sicurezza personale dei candidati sia per la libertà effettiva di condurre la campagna elettorale in alcune aree rurali.

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