La violenza contro i cristiani nella regione nord-occidentale della Nigeria continua senza sosta. Il 11 luglio, un attacco compiuto da uomini armati identificati come mandriani Fulani ha colpito il villaggio di Kampani, nella Contea di Kajuru, durante un incontro di preghiera organizzato dalla chiesa Evangelical Church Winning All (ECWA). Cinque cristiani sono stati uccisi e tre feriti. Le vittime sono Victor Haruna, Dogara Jatau, Luka Yari, Jesse Dalami e Bawu John, mentre i feriti sono Samuel Aliyu, Philip Dominic e Jacob Hussaini.
Questo episodio si inserisce in un contesto già gravemente instabile: nei primi sei mesi del 2025, almeno 110 persone sono state rapite nei villaggi prevalentemente cristiani di Kajuru e delle aree circostanti. Tra gli attacchi documentati ci sono quelli avvenuti il 28 giugno a Bauda (con il rapimento del capo villaggio Obadiah Iguda), il 12 marzo (con dieci rapimenti a Unguwan Yashi, Makyali e Ungwan Mudi Doka), e il 10 marzo a Buda, dove 61 cristiani – tra cui molte donne e bambini – sono stati sequestrati.
Il 1° gennaio, nella comunità di Unguwar Rogo, le milizie Fulani hanno incendiato una chiesa e decine di abitazioni cristiane, continuando una campagna di violenze iniziata a Capodanno. Anche un pastore è stato ucciso durante un’aggressione a Unguwan Mulki.
Questi attacchi non rappresentano episodi isolati, ma sono parte di una più ampia strategia di violenza mirata contro le comunità cristiane nella Middle Belt della Nigeria. Secondo numerosi osservatori e leader religiosi locali, l’obiettivo è il controllo delle terre fertili e la sostituzione culturale forzata, in un contesto aggravato dalla desertificazione che ha colpito i pastori del nord. Un rapporto del Parlamento britannico ha rilevato come alcune fazioni Fulani adottino tattiche simili a quelle di Boko Haram e dello Stato Islamico in Africa Occidentale (ISWAP).
Secondo la “World Watch List” 2025 di “Open Doors”, la Nigeria è il Paese dove si registra il maggior numero di cristiani uccisi per la propria fede: 3.100 su 4.476 a livello globale, pari al 69%. L’insicurezza si estende anche al sud del Paese, mentre nel nord-ovest si è recentemente formato un nuovo gruppo jihadista, i Lakurawa, affiliato all’organizzazione Al-Qaeda del Sahel.
Il silenzio e l’inazione del governo nigeriano preoccupano i residenti. “Viviamo nella paura costante”, affermano. Gli appelli alle autorità si moltiplicano, ma senza risultati concreti. Intanto, anche la comunità internazionale comincia a reagire: il Dipartimento di Stato USA e Papa Leone XIV hanno recentemente condannato i massacri, incluso quello di Yelewata (Benue State), dove a giugno sono state uccise circa 200 persone.
Questi eventi evidenziano un’emergenza umanitaria e religiosa che rischia di aggravarsi in assenza di un intervento deciso da parte delle istituzioni nigeriane e della comunità internazionale.


