Un rapporto diffuso oggi analizza una serie di documenti interni (corrispondenza via mail, audit esterni e interni e altro ancora) che il gigante petrolifero Shell ha dovuto esibire in un processo in corso nel Regno Unito.
I documenti, visionati e studiati da Amnesty International insieme a The Corner House, Hawkmoth, HEDA Resource Centre, Kebetkache Women Development & Resource Centre, Miideekor Environmental Development Initiative (MEDI), Recommon e Social Action, si riferiscono al periodo 2008-2014 ma sono stati messi a disposizione solo di recente.
Confermano quello che i movimenti ambientalisti nigeriani e le organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno denunciato per decenni: a causa delle fuoriuscite di petrolio da impianti vetusti, all’assenza di manutenzione e alle mancate bonifiche, Shell ha inquinato la regione del Delta del fiume Niger.
Un documento interno descrive un oleodotto come un “rottame”, eppure è stato lasciato in operatività; in un altro si ammette che 375 chilometri quadrati di foresta di mangrovie sono stati inquinati. C’è poi il tema della dismissione degli impianti senza aver bonificato il territorio.
Shell si è sempre difesa evidenziando il contesto problematico in cui si è trovata a operare in Nigeria, i furti di petrolio e i sabotaggi agli impianti. I documenti presentati in tribunale nel Regno Unito raccontano anche un’altra storia.
NEWS e ANAlisi dalle Afriche martedì 18 Agosto 2026


