L’epidemia di difterite che sta colpendo diverse comunità dell’Area di Governo Locale di Jos North, nello Stato di Plateau, in Nigeria centrale, si è aggravata nel giro di pochi giorni. Il bilancio delle vittime è salito a 23 morti, con 143 casi sospetti registrati in due settimane, a fronte dei 15 decessi e dei 117 casi iniziali comunicati dai funzionari locali. A confermare l’aggiornamento dei dati è stato il Commissario alla Sanità dello Stato di Plateau, Nicholas Ba’amlong, in una conferenza stampa. Secondo il commissario, sette persone sono attualmente ricoverate presso il Jos University Teaching Hospital (JUTH) e altre due presso il Plateau State Specialist Hospital. Ba’amlong ha precisato che il focolaio si concentra in una comunità specifica, quella di Rikkos, a maggioranza musulmana, e che le autorità stanno lavorando per frenare la diffusione attraverso attività di sensibilizzazione e il coinvolgimento diretto dei leader tradizionali. «La situazione è critica, con un tasso di letalità elevato: circa il 16% dei casi sospetti si è concluso con un decesso», ha dichiarato il commissario, evidenziando una criticità logistica cruciale: l’assenza di antitossina disponibile per la cura, motivo per cui il trattamento clinico si affida unicamente agli antibiotici. I primi riscontri erano stati diffusi dal Disease Surveillance and Notification Officer (DSNO) per Jos North, Baks Bulus, il quale aveva segnalato che i primi 15 decessi si erano verificati nell’arco di appena tre giorni dall’inizio del focolaio, mietendo vittime anche tra i giovanissimi, come due fratelli di 12 e 17 anni della stessa famiglia. Bulus ha ricordato che la difterite è un’infezione batterica ad alta contagiosità trasmessa per via respiratoria e tramite il contatto ravvicinato, sottolineando il divario d’impatto legato allo stato vaccinale: nei bambini immunizzati i sintomi sono lievi, mentre per chi non ha completato il ciclo la malattia può rivelarsi letale. L’epidemiologo dello Stato, Maren Job, ha confermato il focolaio, evidenziando come i ritardi nella trasmissione dei dati tra gli ufficiali periferici e il livello statale complichino la risposta tempestiva. La crisi di Plateau non è un caso isolato, ma si inserisce in un’ondata che sta interessando diversi Stati nigeriani, tra cui Katsina, Kano e Niger State, dove focolai paralleli alimentati da una bassa copertura vaccinale infantile e da carenze strutturali continuano a mettere a dura prova le autorità locali. A livello nazionale, la situazione rientra in un’epidemia persistente che colpisce la Nigeria in modo ininterrotto dalla fine del 2022. L’anno successivo fu definito dal Nigeria Centre for Disease Control and Prevention (NCDC) il peggiore dell’ultimo decennio, con oltre 22.000 casi sospetti e circa 600 morti. Secondo i dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), tra il 2022 e l’inizio del 2026 la recrudescenza della difterite ha interessato l’intera Regione Africana, superando i 29.000 casi sospetti e i 1.420 decessi, con un’età media dei colpiti che si è estesa dai bambini agli adolescenti e ai giovani adulti.
L’Africa CDC e l’OMS convergono sulle cause strutturali della crisi: la persistenza dei focolai è legata a lacune croniche nella copertura del vaccino pentavalente, a ritardi diagnostici dovuti alla carenza di reagenti e, fattore determinante confermato anche sul campo a Jos, alla cronica scarsità globale di antitossina difterica (DAT). Un insieme di vulnerabilità che dimostra come i sistemi sanitari della regione si trovino a fronteggiare emergenze epidemiche multiple, spesso affiancate da focolai di colera e tubercolosi, operando con risorse terapeutiche e diagnostiche estremamente limitate.
La Nigeria sta affrontando l’emergenza sanitaria su più fronti, intensificando le misure di controllo e contenimento anche per contrastare una possibile diffusione del virus Ebola, in risposta alla grave epidemia in corso nella Repubblica Democratica del Congo. Il Governo dello Stato di Lagos ha avviato una valutazione strategica dell’Infectious Disease Hospital (Mainland Hospital di Yaba) per garantire la massima prontezza operativa, attraverso un’ispezione approfondita del centro di isolamento, del laboratorio e delle infrastrutture di emergenza del Mainland Hospital per assicurare standard elevati di biosicurezza.


