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Economia

Nigeria, i risparmi delle riforme divorati dal debito: il governo difende la fine dei sussidi ai carburanti

In Nigeria il governo sostiene che i risparmi ottenuti con l'abolizione dei sussidi ai carburanti e la riforma del mercato valutario siano stati assorbiti dall'aumento del costo del debito e della spesa pubblica, mentre continua il dibattito sugli effetti sociali delle riforme.

Il governo della Nigeria torna a difendere le riforme economiche avviate dal presidente Bola Tinubu nel 2023, respingendo le critiche secondo cui i sacrifici imposti alla popolazione non avrebbero prodotto benefici concreti. Al centro del confronto vi è la destinazione delle ingenti risorse liberate dall’abolizione dei sussidi ai carburanti e dalla riforma del mercato dei cambi, due interventi accolti favorevolmente dagli investitori internazionali ma che hanno contribuito a un forte aumento del costo della vita.

Intervenendo all’African Emerging Markets Forum di Abuja, il ministro delle Finanze Taiwo Oyedele ha spiegato che, prima delle riforme, i sussidi ai carburanti e il sostegno implicito al tasso di cambio rappresentavano un costo pari a circa il 5% del prodotto interno lordo. Secondo il ministro, tuttavia, gran parte dei risparmi ottenuti è stata rapidamente assorbita da nuove esigenze di spesa.

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Uno dei principali fattori è stato l’aumento del costo del servizio del debito. Oyedele ha affermato che i tassi di interesse sui prestiti sono passati da circa l’8% fino a raggiungere il 24%, incrementando in modo significativo il peso degli interessi sul bilancio statale.

A incidere è stato anche l’incremento della spesa corrente. Dopo il raddoppio del salario minimo nazionale a 70.000 naira mensili, anche il costo complessivo degli stipendi pubblici è quasi raddoppiato. Parallelamente, il governo ha ampliato i programmi di sostegno all’istruzione superiore, finanziando prestiti universitari e assegni mensili destinati a oltre un milione e mezzo di studenti.

Le dichiarazioni del ministro arrivano pochi giorni dopo una valutazione del Fondo Monetario Internazionale, secondo cui milioni di nigeriani continuano a vivere in condizioni di povertà nonostante le riforme strutturali. Oyedele ha contestato questa lettura, sostenendo che una temporanea perdita di potere d’acquisto fosse inevitabile nella fase di eliminazione dei sussidi, ma che gli effetti positivi dovranno essere misurati nel medio periodo.

Per questo motivo il governo intende valutare i risultati non soltanto attraverso la crescita del PIL, ma anche ricorrendo a indicatori come la povertà multidimensionale, l’andamento del reddito reale pro capite e il livello delle disuguaglianze.

La vicenda riflette una delle sfide più complesse per molte economie emergenti: conciliare il risanamento dei conti pubblici con la tutela del potere d’acquisto della popolazione. Se da un lato la rimozione dei sussidi è considerata da numerosi economisti una misura necessaria per ridurre gli squilibri di bilancio, dall’altro gli effetti immediati sui prezzi dei beni essenziali continuano ad alimentare tensioni sociali e interrogativi sulla distribuzione dei costi delle riforme.

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