Mercoledì 24 giugno 2026, il Senato nigeriano ha compiuto un passo storico, approvando un disegno di legge che permette ai singoli stati della federazione di istituire le proprie forze di polizia. Questa decisione segna una svolta radicale nel panorama della sicurezza nazionale, ponendo fine al monopolio centrale della Nigeria Police Force (NPF) e aprendo la strada a un modello di sicurezza decentralizzato, tanto atteso quanto dibattuto. Il provvedimento è stato votato a larga maggioranza (con il favore di 84 senatori su 109, superando ampiamente la soglia dei due terzi richiesta) dopo una sessione dedicata alla revisione della Costituzione. L’approvazione è avvenuta in seguito alla trasmissione del testo da parte del Presidente Bola Tinubu, avvenuta il giorno precedente. Attualmente, la polizia in Nigeria è interamente gestita dal governo federale. Tuttavia, negli ultimi anni, il Paese sta facendo i conti con una profonda crisi della sicurezza: le forze di polizia centrali, infatti, non riescono più a garantire una copertura capillare su un territorio tanto vasto ed eterogeneo. Il nuovo quadro normativo prevede una decentralizzazione operativa, ognuno dei 36 stati della Nigeria potrà formare una propria forza di polizia, a patto di rispettare gli standard minimi stabiliti a livello nazionale. Le polizie statali opereranno comunque parallelamente alla polizia federale, mentre il governo centrale manterrà la competenza esclusiva su settori strategici quali l’antiterrorismo, il pattugliamento dei confini, il crimine organizzato transnazionale e altre questioni di sicurezza di interesse nazionale. La spinta verso questa riforma nasce dalla necessità di colmare un vuoto di sicurezza che si riscontra soprattutto nelle aree rurali. La mancanza di una presenza capillare delle forze dell’ordine ha lasciato intere regioni in balia di bande criminali e gruppi terroristici. Secondo le Nazioni Unite, negli ultimi decenni, decine di migliaia di persone hanno perso la vita a causa di conflitti interetnici, rapimenti di massa e insurrezioni armate. Attualmente, sebbene i governatori statali siano formalmente considerati i “capi della sicurezza” dei loro territori, essi non dispongono di un comando operativo diretto sulle forze di polizia, e questo rende la loro gestione spesso inefficace di fronte alle emergenze locali. Nonostante il forte sostegno bipartisan e l’appoggio esplicito della Presidenza, la strada per l’implementazione definitiva è ancora lunga. Poiché la creazione delle polizie statali comporta una modifica sostanziale della Costituzione nigeriana, il disegno di legge dovrà superare ulteriori ostacoli procedurali, come la ratifica delle Assemblee Statali. È necessario, infatti, il voto favorevole di almeno due terzi delle assemblee legislative statali. Il successo di questa riforma dipenderà fortemente dal modo in cui verrà regolamentata la collaborazione tra lo Stato e la Federazione. Se ben gestita, la polizia statale potrà garantire una risposta più rapida e tempestiva alle minacce locali, conoscendo meglio il territorio e le dinamiche sociali. Tuttavia, sarà fondamentale implementare rigidi meccanismi di controllo e trasparenza per evitare derive autoritarie a livello locale. Non mancano, infatti, critiche alla riforma, si teme un abuso di potere da parte dei governatori, che potrebbero utilizzare le forze di polizia locali come “eserciti privati” o strumenti di repressione politica contro gli oppositori. Con questa decisione, la Nigeria non sta solo riformando il suo apparato di sicurezza, ma sta ripensando il suo stesso assetto federale, cercando un difficile equilibrio tra l’autonomia locale e l’unità nazionale in un momento critico della sua storia recente.


