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Cultura

Nigeria, l’afrofuturismo di Nollywood tra divinità yoruba e intelligenza artificiale

In Nigeria una nuova generazione di registi porta l’afrofuturismo dentro Nollywood e sul web, mescolando mitologia yoruba, fantascienza e intelligenza artificiale per immaginare un futuro raccontato da prospettive africane.

Nel panorama cinematografico nigeriano sta prendendo forma una fantascienza diversa da quella dei grandi blockbuster occidentali. È ancora una produzione minoritaria rispetto all’enorme macchina di Nollywood, ma cresce soprattutto online, alimentata da giovani registi, piccoli collettivi, studi di animazione e, sempre più spesso, dagli strumenti dell’intelligenza artificiale generativa.

Il punto di partenza è quasi paradossale. La Nigeria possiede una delle industrie cinematografiche più prolifiche del mondo, capace di produrre migliaia di film e serie, eppure la fantascienza è rimasta a lungo ai margini della produzione nazionale. Il primo lungometraggio nigeriano generalmente ricondotto al genere, Ratnik, diretto da Dimeji Ajibola, è arrivato soltanto nel 2020, trasportando Lagos in uno scenario post-apocalittico:

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Al di fuori dei circuiti tradizionali di Nollywood, tuttavia, qualcosa si muove. Una nuova generazione di autori sta sperimentando linguaggi nei quali tecnologia, futuro e immaginari africani non sono elementi contrapposti. La fantascienza diventa così anche uno strumento per raccontare l’Africa a partire dall’Africa, sottraendola alla funzione di semplice scenario esotico di storie concepite altrove.

È in questo territorio che si colloca il lavoro di The Critics, collettivo nigeriano di giovani cineasti. Nel cortometraggio Ogun Ola: The War Is Coming, il protagonista è un adolescente che, mentre affronta le inquietudini della propria età, scopre di essere la reincarnazione di una divinità yoruba e di possederne i poteri. L’universo dei supereroi, familiare a generazioni cresciute con Spider-Man e Superman, viene così trasferito dentro un sistema mitologico e culturale africano:

Victor Josiah, uno dei cinque registi del collettivo, ha spiegato che proprio la passione per i film hollywoodiani di supereroi ha alimentato il desiderio di costruire qualcosa di analogo per la Nigeria: non una semplice imitazione, ma personaggi e storie nei quali il pubblico africano possa riconoscere un proprio immaginario.

È uno dei nodi dell’afrofuturismo: il futuro non viene importato già confezionato, ma costruito intrecciando innovazione tecnologica, storia, mitologia, esperienza sociale e tradizioni africane. La scrittrice nigeriano-americana Nnedi Okorafor ha contribuito in maniera decisiva al dibattito intorno a queste forme narrative, insistendo sulla necessità di pensare mondi fantastici e futuri a partire da prospettive africane.

La difficoltà maggiore rimane economica. La fantascienza è uno dei generi cinematografici più costosi: effetti visivi, scenografie, animazione e post-produzione richiedono normalmente risorse difficilmente disponibili per giovani autori indipendenti. È anche per questo che una parte significativa della sperimentazione nigeriana avviene fuori dalle produzioni convenzionali, attraverso Internet, telefoni cellulari e software gratuiti o relativamente accessibili.

È la strada seguita, tra gli altri, da Divine Xaendra Odera, laureata in arte teatrale all’Università di Benin City, che scrive, produce e monta autonomamente le proprie opere. Il limite delle risorse diventa in questo caso parte della sfida creativa: cominciare con ciò che si possiede può aprire una strada anche a chi verrà dopo.

Su questo terreno sta intervenendo rapidamente l’intelligenza artificiale generativa. A Lagos, Vortex, nata nel 2013 come casa editrice di fumetti e successivamente trasformata in studio di animazione, lavora sulla fantascienza africana. Il fondatore Somto Ajuluchukwu considera l’IA soprattutto come uno strumento capace di ridurre la distanza tra immaginazione e realizzazione visiva: mondi che fino a pochi anni fa avrebbero richiesto budget proibitivi possono almeno in parte essere costruiti con risorse molto più contenute.

È probabilmente questo l’aspetto più interessante della trasformazione in corso. In un’industria culturale caratterizzata da forti asimmetrie economiche rispetto ai grandi centri mondiali della produzione audiovisiva, l’intelligenza artificiale può abbassare alcune barriere d’ingresso. Obinna Okerekeocha, fondatore del primo festival africano dedicato ai film realizzati con l’IA, ha sintetizzato questa possibilità parlando di “superpoteri” messi nelle mani di creatori che non dispongono di budget hollywoodiani.

Il fenomeno ha ormai anche un proprio spazio pubblico. Il 19 e il 20 settembre 2026 Lagos ospiterà la seconda edizione del Naija AI Festival, dedicato alle produzioni cinematografiche africane realizzate attraverso l’intelligenza artificiale. Alla prima edizione erano state presentate più di 300 opere: un numero che segnala quanto rapidamente questi strumenti stiano entrando nell’ecosistema creativo africano.

La questione, tuttavia, non riguarda soltanto la disponibilità di nuove tecnologie. Dietro la nascita di questa fantascienza nigeriana c’è una domanda più ampia: chi possiede il diritto di immaginare il futuro?

Per molto tempo una parte consistente dell’immaginario fantascientifico globale ha collocato il futuro dentro metropoli, società e categorie culturali prevalentemente occidentali o asiatiche. L’Africa vi compariva molto meno frequentemente e, quando accadeva, era spesso rappresentata attraverso uno sguardo esterno. I giovani autori nigeriani stanno rovesciando questa prospettiva: Lagos può essere una città del futuro, una divinità yoruba può entrare nell’universo dei supereroi e una cosmologia africana può diventare materia di fantascienza senza cessare di essere africana.

L’intelligenza artificiale introduce naturalmente anche interrogativi sulla proprietà intellettuale, sul lavoro creativo e sull’omologazione estetica. Ma nell’esperienza emergente nigeriana assume un significato ulteriore: può diventare uno strumento con cui ridurre almeno una parte dello svantaggio economico che separa un giovane autore indipendente dalle industrie audiovisive dotate di enormi capitali.

L’afrofuturismo nigeriano, dunque, non consiste semplicemente nell’aggiungere elementi africani a modelli fantascientifici già esistenti. La posta in gioco è più profonda: costruire immagini del futuro nelle quali l’Africa non debba necessariamente essere raccontata da altri. E forse proprio nell’incontro tra antiche divinità, metropoli contemporanee e tecnologie appena nate si trova uno dei laboratori più interessanti della nuova cultura visuale africana.

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