L’Igbo Women Assembly (IWA), organizzazione femminile della comunità igbo in Nigeria, ha lanciato un appello all’ex capo di Stato Yakubu Gowon affinché racconti pubblicamente tutta la verità sulla guerra civile nigeriana e sull’accordo di Aburi del 1967, siglato in Ghana prima dell’inizio del conflitto. L’IWA ha preso posizione durante le commemorazioni del 30 maggio, data in cui ogni anno molte persone nel Sud-Est della Nigeria ricordano in silenzio le vittime della guerra del Biafra, conclusasi nel 1970 con una catastrofe umanitaria che causò migliaia di morti, soprattutto per fame e sfollamento.
La presidente nazionale dell’IWA, Lolo Nneka Chimezie, ha affermato che onorare i caduti del conflitto è un atto di dignità e memoria, riconosciuto a livello globale, e non dovrebbe essere criminalizzato né confuso con l’attivismo separatista. Ha respinto le accuse secondo cui queste commemorazioni sarebbero legate alle imposizioni dell’IPOB (Indigenous People of Biafra), sottolineando che ricordare i morti è un diritto umano fondamentale.
L’organizzazione ha inoltre criticato il governo federale nigeriano per non aver mai espresso ufficialmente delle scuse al popolo igbo per le sofferenze subite durante la guerra, nonostante recenti rivelazioni abbiano ridimensionato la narrazione secondo cui il colpo di Stato del 1966 fu un “colpo di Stato igbo”. Secondo Chimezie, la guerra sarebbe potuta essere evitata, e una nazione che riconosce la giornata del 12 giugno in onore di MKO Abiola potrebbe fare altrettanto per i milioni di vittime igbo della guerra civile.
Infine, l’IWA ha criticato la gestione governativa della sicurezza nella regione Sud-Est, affermando che non tutta l’instabilità può essere attribuita a IPOB e che molti atti violenti sono invece opera di elementi criminali esterni. Ha esortato il governo a cercare il dialogo con gli attori autentici dell’agitazione e ha invitato i leader politici igbo a privilegiare l’unità e l’interesse collettivo.
Secondo l’IWA, Biafra Day è un momento di memoria storica che riguarda l’intero popolo igbo, passato e futuro, e che non può essere né cancellato né criminalizzato.


