Nei giorni scorsi l’esercito nigeriano ha annunciato di aver ucciso più di 35 militanti in una serie di raid aerei condotti nell’ambito dell’operazione Hadin Kai, lanciata per contrastare l’insurrezione jihadista nel nord-est del Paese. L’azione militare si è svolta nei pressi della località di Kumshe, nello Stato di Borno, a ridosso del confine con il Camerun, in un’area dove la pressione dei gruppi armati rimane alta. Secondo le autorità militari, i miliziani si erano radunati in quattro gruppi distinti, con l’intenzione di attaccare una base avanzata gestita dalla 21ª Brigata corazzata speciale. Prima che potessero lanciare l’offensiva, sono stati colpiti da ondate successive di bombardamenti aerei.
Il portavoce dell’Aeronautica, il commodoro Ehimen Ejodame, ha spiegato che l’operazione non si è limitata a neutralizzare i combattenti, ma ha contribuito anche a garantire maggiore stabilità e sicurezza alle truppe di terra impegnate sul fronte. L’azione si inserisce in un contesto di rinnovata intensificazione delle attività jihadiste, che dall’inizio dell’anno hanno visto Boko Haram e la sua fazione rivale, lo Stato Islamico nella Provincia dell’Africa Occidentale (ISWAP), tentare di riaffermare la propria presenza nell’area di confine tra Nigeria, Camerun, Ciad e Niger.
La regione del Borno resta infatti l’epicentro di un conflitto armato che dura da oltre un decennio e che ha provocato decine di migliaia di morti e milioni di sfollati. Gli attacchi contro villaggi, infrastrutture e postazioni militari continuano a rappresentare una sfida cruciale per la sicurezza del nord-est nigeriano e per la stabilità dell’intera fascia saheliana. L’operazione Hadin Kai, che significa “cooperazione” in lingua hausa, è stata concepita per rafforzare la capacità di risposta dell’esercito federale, coordinando azioni aeree e terrestri contro le cellule jihadiste e cercando di impedire loro di consolidare basi operative nella zona di confine.


