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Crisi

Nigeria, liberati 100 studenti rapiti ma molti restano nelle mani dei sequestratori

In Nigeria sono stati liberati 100 studenti rapiti da una scuola cattolica nello stato di Niger, mentre rimangono forti interrogativi sul numero dei minori ancora in ostaggio e sulle modalità del salvataggio.

Il salvataggio di 100 studenti rapiti il mese scorso da una scuola cattolica nello stato nigerino di Niger è stato accolto con emozione, speranza e molte domande senza risposta. Le autorità hanno confermato l’arrivo dei minori alla Government House di Minna, dove sono stati consegnati al governatore, ma non hanno fornito dettagli su come l’operazione sia stata condotta. Rimane così un’ombra su negoziazioni, eventuali riscatti o interventi armati, alimentando un senso di incertezza in un Paese già segnato da anni di rapimenti di massa.

Il presidente Bola Tinubu ha espresso soddisfazione per il risultato, ribadendo un indirizzo politico ormai centrale: riportare a casa ogni cittadino sequestrato e garantire che episodi del genere non si ripetano. Ma fuori dalle dichiarazioni ufficiali, l’angoscia delle famiglie resta palpabile. Molti genitori hanno appreso la notizia sui social, senza una comunicazione diretta da parte dello Stato, e attendono ancora di conoscere l’identità dei bambini liberati.

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La testimonianza della giovane Florence Michael, una delle studentesse liberate, restituisce uno scorcio della durezza della prigionia: notti su teloni nella foresta, il divieto assoluto di fare rumore, la paura come unica compagna.

Secondo la Christian Association of Nigeria, il rapimento del 21 novembre a Papiri aveva coinvolto oltre 300 alunni e 12 membri del personale di St Mary’s Catholic School. Cinquanta erano riusciti a fuggire nelle prime ore, ma molti dei più piccoli – alcuni appena sei anni – erano rimasti nelle mani dei sequestratori.

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La vicenda riapre ferite profonde nel nord del Paese, dove scuole e studenti sono diventati obiettivi ricorrenti di bande armate, in un fenomeno esploso dopo il rapimento delle ragazze di Chibok nel 2014. Tinubu ha chiesto che le forze di sicurezza impediscano altre incursioni che hanno già costretto centinaia di scuole a chiudere.

Sul piano internazionale, il caso si intreccia con la visita di una delegazione del Congresso statunitense, giunta in Nigeria per colloqui sulla sicurezza dopo le recenti tensioni diplomatiche legate al trattamento delle comunità cristiane. Il deputato Riley Moore ha annunciato l’imminente creazione di una task force congiunta Nigeria-Stati Uniti per contrastare i gruppi armati attivi nel nord-est. Un passo che, secondo lui, dovrebbe segnare un rafforzamento della risposta governativa e un ampliamento della cooperazione strategica.

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Resta però un nodo irrisolto: oltre ai 100 studenti liberati, quanti bambini sono ancora dispersi? Quante famiglie attendono ancora un nome, un volto, una certezza? E quanto durerà, questa volta, la promessa di un cambiamento strutturale?

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