Le autorità nigeriane hanno annunciato la liberazione di 308 persone sequestrate da gruppi armati, in quella che il governo ha definito la più grande operazione di salvataggio di ostaggi mai condotta in un solo giorno nel Paese. Tra i liberati figurano 163 abitanti del villaggio di Woro, nello Stato di Kwara, rapiti durante il violento assalto avvenuto nel febbraio scorso, e altre 145 persone sequestrate nello Stato di Niger.
Secondo la presidenza, l’operazione è stata condotta con il coordinamento del National Counter-Terrorism Centre, delle forze armate, dei servizi di intelligence e della polizia. Gli ostaggi sono stati individuati e liberati in un’area boschiva del Parco nazionale del Lago Kainji, una vasta riserva naturale che negli ultimi anni è diventata uno dei principali rifugi dei gruppi criminali attivi nella regione.
Il massacro di Woro aveva segnato uno degli episodi più drammatici della violenza che colpisce la Nigeria centrale. Nell’attacco, attribuito a gruppi jihadisti, furono uccise oltre 150 persone, decine di abitazioni vennero incendiate e numerosi residenti furono rapiti. Il presidente Bola Ahmed Tinubu aveva definito l’assalto un “attacco bestiale”, disponendo l’invio di rinforzi militari nell’area.
La crisi dei sequestri a scopo di estorsione continua tuttavia a rappresentare una delle principali emergenze di sicurezza del Paese. Oltre ai gruppi jihadisti, operano numerose bande armate prive di un’ideologia politica, note localmente come “bandits”, che sfruttano la debole presenza dello Stato nelle aree rurali del nord e del centro della Nigeria. Secondo stime di SBM Intelligence, tra luglio 2024 e giugno 2025 i riscatti pagati per ottenere la liberazione degli ostaggi hanno generato circa 1,66 milioni di dollari.
Il successo dell’operazione rappresenta un risultato significativo per le autorità nigeriane, ma non modifica il quadro complessivo della sicurezza. Solo pochi giorni fa almeno 52 persone, tra cui diversi bambini, sono state rapite nello Stato nord-occidentale di Zamfara, a conferma della persistenza di un fenomeno che continua a colpire civili, villaggi e infrastrutture militari.


