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Economia

Nigeria, l’inflazione ridisegna la vita quotidiana e mette alla prova la tenuta sociale

In Nigeria l’alta inflazione e la fine dei sussidi su carburante e valuta stanno comprimendo i redditi e trasformando il costo della vita in una sfida quotidiana per milioni di persone.

La crisi del costo della vita in Nigeria non è più un fenomeno astratto misurabile solo attraverso indicatori macroeconomici: è diventata un’esperienza quotidiana fatta di rinunce, adattamenti forzati e crescente insicurezza materiale. A Lagos, la capitale economica del Paese, l’inflazione incide in modo diretto sulle scelte più elementari, a partire dalla possibilità di spostarsi e di mangiare con regolarità.

Riyah James, insegnante in una scuola primaria di Surulere, quartiere popolare di Lagos, racconta che una parte sempre più consistente del suo salario viene assorbita dai costi di trasporto. L’aumento del prezzo del carburante si traduce in rincari improvvisi delle corse in autobus, spesso decisi sul momento dai conducenti. Il risultato è una continua erosione del reddito disponibile, che rende difficile persino fare la spesa al mercato. Non si tratta più soltanto di una difficoltà che colpisce i più poveri: la contrazione del potere d’acquisto riguarda ormai ampi strati della popolazione urbana.

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Secondo un rapporto della World Bank relativo al 2025, circa il 52% dei nigeriani fatica ad arrivare a fine mese. La vita quotidiana si è trasformata in una prova di resistenza, aggravata dal fatto che i prezzi dei generi alimentari hanno raggiunto il livello più alto degli ultimi vent’anni. All’inflazione si sommano l’aumento dei costi di trasporto e un contesto economico reso fragile da fattori globali e locali: gli effetti della pandemia di Covid-19, una situazione di sicurezza deteriorata in diverse regioni del Paese e le interruzioni delle catene di approvvigionamento legate alla guerra in Ucraina.

Nel 2023 il governo ha avviato una serie di riforme considerate necessarie per stabilizzare l’economia. L’esecutivo guidato dal presidente Bola Ahmed Adekunle Tinubu ha eliminato importanti sussidi, in particolare quelli sul carburante e sulla valuta, intervenendo in modo drastico su meccanismi che per anni avevano contenuto artificialmente i prezzi. Se da un lato queste scelte hanno contribuito a un riassetto macroeconomico, dall’altro hanno prodotto un immediato shock sui prezzi interni, con una rapida svalutazione della naira e un’impennata dell’inflazione tra il 2024 e il 2025.

Le conseguenze sociali sono evidenti. Uche Emmanuel, impiegato in un negozio di videogiochi e titolare di un piccolo studio fotografico, descrive un mercato quasi fermo: giorni interi senza clienti, difficoltà a coprire le spese e impossibilità di garantire stipendi regolari ai dipendenti. Anche il consumo alimentare si riduce: tre pasti al giorno non sono più scontati. In questo contesto, il giudizio sull’operato del governo si fa critico, soprattutto tra chi vive di attività commerciali legate alla domanda interna.

I dati ufficiali mostrano tuttavia segnali contrastanti. Nel 2024 l’inflazione media ha raggiunto il 31,4%, mentre nel 2025 è scesa intorno al 23%. La Banca centrale nigeriana prevede per il 2026 una crescita economica superiore al 4% e un’ulteriore riduzione dell’inflazione, ipotizzando una maggiore stabilità valutaria e un aumento della produzione petrolifera. Si tratta di previsioni che alimentano un cauto ottimismo, ma che non cancellano le difficoltà strutturali ancora presenti.

Il costo della vita resta la sfida principale. La dipendenza dalle importazioni alimentari, in particolare di grano e cereali, espone il Paese alle dinamiche geopolitiche globali. A ciò si aggiungono i problemi di sicurezza nelle aree agricole, dove rapimenti e violenze ostacolano la produzione, e una rete infrastrutturale insufficiente che rende complesso il trasporto delle merci. Anche il settore dei servizi contribuisce alla pressione inflazionistica, con l’aumento degli affitti che rappresenta una strategia di adattamento diffusa alla crescita generalizzata dei costi.

La Nigeria si trova dunque in una fase di transizione. Le riforme hanno aperto spazi per nuovi investimenti e una possibile ripresa, ma il prezzo sociale di questo aggiustamento è elevato. Con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali del 2027, resta aperta la domanda se la priorità politica sarà il consolidamento di un percorso di riforme strutturali o la gestione di un consenso messo a dura prova da una crisi che, per milioni di persone, continua a manifestarsi nella quotidianità più concreta.

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