Le forze di polizia hanno fatto irruzione venerdì 11 settembre 2026 nella sede di JKD TV e Hamada Radio Network, un’emittente con base a Millennium City, nello Stato di Kaduna, in Nigeria, arrestando il direttore generale della struttura, Charles Abah, e una guardia giurata in servizio. In un comunicato diffuso il giorno stesso dell’operazione, Amnesty International Nigeria ha condannato con fermezza l’intervento, definendolo un’invasione “illegale e oltraggiosa” e denunciando il carattere arbitrario dei due fermi. Secondo l’organizzazione per i diritti umani, gli agenti avrebbero dichiarato di agire su ordine superiore per rintracciare e arrestare la giornalista e conduttrice Zainab Salihu Yabagi. All’origine del provvedimento ci sarebbe un suo video-approfondimento incentrato su Ibrahim Kabir Masari, consigliere speciale del presidente Bola Ahmed Tinubu per gli affari politici. Amnesty ha inoltre rivelato che il comando di polizia dello Stato di Kaduna aveva già inserito Yabagi tra i ricercati in relazione alla vicenda, precisando che nei giorni precedenti sarebbe stato tratto in arresto anche il marito della giornalista. Anche la direzione di JKD TV/Hamada Radio Network — network presieduto da Yusuf Mamman, ex ambasciatore nigeriano in Spagna ed ex portavoce del governo— ha pubblicato una nota ufficiale per ricostruire i momenti della perquisizione. Stando a quanto riferito dal management, gli agenti avrebbero fatto ingresso nei locali pretendendo di incontrare Yabagi. Non avendola trovata, le forze dell’ordine avrebbero fermato Abah e l’agente di sicurezza, trasferendoli presso la sede del Comando di Polizia dello Stato di Kaduna. Nella nota, l’emittente ha accusato apertamente la polizia di aver limitato in modo ingiustificato la libertà dei propri dipendenti e ha ipotizzato che l’azione sia stata condotta sotto la diretta pressione di ambienti vicini a Masari, chiedendo il rilascio immediato e incondizionato dei due uomini. Il blitz e le successive detenzioni hanno riacceso il dibattito sulle garanzie legali che regolano l’operato delle forze dell’ordine in Nigeria. Il Nigeria Police Act del 2020 stabilisce procedure rigide riguardo ai mandati di cattura e alle perquisizioni nei luoghi di lavoro, per cui l’arresto di terze persone — come il direttore e il vigilante — in assenza di contestazioni dirette a loro carico o di un mandato specifico per i locali del network, sarebbe illegittimo. Al momento della pubblicazione di questo articolo, né la polizia dello Stato di Kaduna né i portavoce della presidenza nigeriana hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali per fornire la propria ricostruzione dei fatti. Diversi commentatori e testate indipendenti inseriscono l’accaduto in un clima di crescente tensione tra l’amministrazione Tinubu e la stampa libera. In particolare, viene contestata la prassi di coinvolgere i familiari dei giornalisti o il personale amministrativo delle testate per esercitare pressione sui cronisti d’inchiesta. I giuristi richiamano a questo proposito le tutele previste dalla Costituzione nigeriana del 1999: l’articolo 39, che sancisce la libertà di espressione e d’informazione, e l’articolo 22, che assegna esplicitamente ai media il compito di vigilare sull’operato del governo e di chiederne conto ai cittadini. Amnesty International ha ribadito che l’attacco all’emittente di Kaduna rientra in una strategia più ampia per instillare un clima di intimidazione nelle redazioni nigeriane e ostacolare il lavoro dei cronisti, ricordando che nessuna figura pubblica o funzionario governativo, a prescindere dal ruolo ricoperto, può considerarsi al riparo dal diritto di critica e dal controllo dell’opinione pubblica.


