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Nigeria, Ramadan di sangue nello Stato di Borno

Triplice attentato a Maiduguri, strage tra i civili: almeno 26 morti e oltre 140 feriti.

Il cuore del nord-est nigeriano torna a tremare sotto i colpi del terrore. In un coordinato quanto brutale attacco suicida, la città di Maiduguri è stata teatro di tre esplosioni simultanee la sera del 16 marzo, proprio mentre la popolazione musulmana si preparava all’Iftar, l’interruzione del digiuno del Ramadan. Il bilancio provvisorio è drammatico: almeno 26 morti e oltre 140 feriti.

Le esplosioni hanno squarciato il silenzio della sera della capitale dello Stato di Borno quasi in contemporanea, colpendo tre luoghi simbolo della vita quotidiana di Maiduguri proprio quando l’attenzione era più bassa. Il Mercato Centrale era affollato di persone intente agli ultimi acquisti della giornata; l’Ospedale Universitario (UMTH), una delle strutture sanitarie più importanti dell’intera Nigeria, è stato colpito proprio all’ingresso, così come l’ufficio postale. L’uso di attentatori suicidi in luoghi così densamente popolati conferma la strategia del terrore volta a destabilizzare la vita quotidiana durante le festività religiose.

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Maiduguri, città da oltre un milione di abitanti, è storicamente considerata la culla di Boko Haram. Sebbene il gruppo si sia scisso negli anni, portando alla nascita dell’ISWAP (Islamic State West Africa Province), gli analisti dell’intelligence ritengono che questa specifica ondata di attacchi sia opera del nucleo originario. Avendo giurato fedeltà allo Stato Islamico (ISIS), l’ISWAP ha adottato tattiche più sofisticate, concentrandosi spesso su obiettivi militari e governativi per cercare di instaurare un “califfato” amministrando il territorio. Non si esclude, tuttavia, una preoccupante collaborazione tattica tra le diverse fazioni jihadiste, che recentemente hanno intensificato le operazioni. Solo all’inizio di marzo, l’ISWAP aveva assaltato basi militari uccidendo decine di soldati, segnando un’escalation che ora sembra essersi spostata nuovamente verso i target civili. “Piango le vittime, esprimo la mia solidarietà ai feriti e sono vicino alla popolazione di Borno in questo momento difficile.” Con queste parole il Presidente Bola Tinubu ha commentato l’accaduto prima di imbarcarsi per una storica visita di Stato nel Regno Unito. Parallelamente, da Abuja, il Vicepresidente Kashim Shettima ha lanciato un monito religioso e morale durante una cerimonia alla Moschea della Presidenza di condanna ferma: “Nessuna religione giustifica l’uccisione degli innocenti.”

​L’esercito nigeriano ha innalzato il livello di allerta ai massimi storici. Secondo informazioni d’intelligence, potrebbero esserci altri attentatori suicidi pronti a colpire a Maiduguri e nelle aree limitrofe nel Nord-Est. Posti di blocco e pattugliamenti sono stati rafforzati in tutta la città, e anche le autorità del vicino stato di Yobe hanno invitato i cittadini alla massima vigilanza, temendo che la cellula terroristica possa espandere il raggio d’azione. L’attentato di lunedì sera rappresenta un duro colpo agli sforzi di stabilizzazione della regione e riapre una ferita mai del tutto rimarginata in una popolazione che da oltre un decennio convive con lo spettro della violenza estremista.

L’attacco di lunedì non è solo una tragedia umanitaria, ma un chiaro messaggio politico alle autorità di Abuja. Con il Presidente Tinubu impegnato in una missione diplomatica cruciale nel Regno Unito, i jihadisti hanno dimostrato di poter colpire ancora nel cuore urbano del Borno. La sfida per il governo nigeriano non è più solo militare, ma riguarda la capacità di proteggere la vita quotidiana dei cittadini e di garantire che la strada verso la stabilità non venga interrotta da chi usa l’estremismo come arma di distruzione.

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