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Crisi

Nigeria, repressione violenta a Lagos: la polizia spara contro una marcia pacifica sulle demolizioni

In Nigeria la polizia ha disperso con gas lacrimogeni e colpi d’arma da fuoco una manifestazione pacifica contro le demolizioni forzate davanti al Parlamento dello Stato di Lagos, causando almeno 17 feriti.

La settimana scorsa, una manifestazione pacifica contro le demolizioni forzate si è trasformata in un episodio di violenza davanti al Parlamento dello Stato di Lagos, in Nigeria. I manifestanti, arrivati nei pressi del complesso legislativo di Alausa per chiedere la fine delle espulsioni arbitrarie dai quartieri informali, sono stati respinti con l’uso di gas lacrimogeni e colpi d’arma da fuoco sparati in aria dalle forze di polizia.

Secondo quanto riportato dall’agenzia Anadolu, l’intervento ha provocato almeno 17 feriti, alcuni dei quali ricoverati in ospedale. Tra le persone colpite figuravano donne, bambini e anziani. Sono stati segnalati anche arresti, mentre la zona intorno al Parlamento è stata rapidamente trasformata in uno scenario di caos e fuga.

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La protesta era stata organizzata dalla Coalizione contro le demolizioni e le espulsioni forzate e aveva preso avvio nelle prime ore del mattino sotto il ponte di Ikeja. A partecipare erano soprattutto residenti dei quartieri popolari di Makoko, Owode Onirin e Otumara, comunità colpite negli ultimi mesi da una serie di abbattimenti condotti dalle autorità statali. Cartelli e slogan chiedevano la sospensione immediata delle demolizioni e giustizia per famiglie e piccoli commercianti rimasti senza casa o mezzi di sostentamento.

Al centro della mobilitazione vi è l’assenza di misure di accompagnamento: secondo i manifestanti, le operazioni vengono effettuate senza consultazione preventiva, senza indennizzi e senza soluzioni di ricollocamento. Le demolizioni hanno interessato in particolare le zone costiere e gli insediamenti informali, lasciando migliaia di persone in condizioni di estrema precarietà abitativa.

La tensione è salita ulteriormente quando il corteo ha raggiunto l’ingresso del Parlamento di Lagos. Il commissario di polizia dello Stato, Moshood Jimoh, ha giustificato il blocco dell’accesso sostenendo la necessità di impedire che presunti “teppisti” occupassero l’edificio. Una versione respinta dagli organizzatori della protesta, che hanno ricordato come in passato altre organizzazioni della società civile fossero riuscite ad accedere al complesso legislativo per consegnare petizioni.

Tre parlamentari hanno tentato una mediazione con i manifestanti, ma si sono ritirati dopo pochi minuti sotto le proteste della folla, che chiedeva di essere ricevuta ufficialmente. Subito dopo, la polizia ha avviato l’operazione di dispersione, lanciando gas lacrimogeni e sparando colpi in aria per sciogliere l’assembramento.

Nel corso degli scontri anche i giornalisti presenti sono stati presi di mira. Un reporter locale ha raccontato di essere stato spinto in un’area satura di gas lacrimogeno e minacciato a distanza ravvicinata, nonostante fosse chiaramente identificabile come operatore dell’informazione.

Sul piano legale, l’episodio riaccende il dibattito sul rispetto dello stato di diritto. L’avvocato e difensore dei diritti umani Femi Falana ha accusato il governo dello Stato di Lagos di ignorare decisioni dell’Alta Corte che vietano le espulsioni forzate. Le autorità locali, dal canto loro, continuano a sostenere che le demolizioni siano necessarie per motivi di sicurezza pubblica e tutela ambientale, citando la presenza di abitazioni in prossimità di linee elettriche ad alta tensione e corsi d’acqua.

La repressione della protesta davanti al Parlamento evidenzia così una frattura profonda tra le politiche urbane di Lagos e le condizioni di vita delle sue comunità più vulnerabili, in una delle metropoli a più rapida crescita del continente africano.

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