Il ministro degli Esteri nigeriano Yusuf Tuggar ha dichiarato che la Nigeria non accetterà deportati dal Venezuela né prigionieri provenienti dagli Stati Uniti, rifiutando apertamente le pressioni dell’amministrazione Trump. In un’intervista televisiva, Tuggar ha sottolineato che il paese, con oltre 230 milioni di abitanti, ha già sufficienti problemi interni e non può farsi carico di individui espulsi da altri Stati. Citando il gruppo rap americano Public Enemy, ha affermato che la Nigeria ha le proprie questioni da affrontare.
Le sue dichiarazioni arrivano in risposta alle recenti misure statunitensi che limitano la validità dei visti per cittadini nigeriani, camerunesi ed etiopi: questi ora saranno concessi per una sola entrata e solo per tre mesi. Inoltre, Washington ha minacciato di aumentare i dazi sui prodotti provenienti da paesi che si allineano con le politiche dei BRICS, alleanza globale che si oppone all’egemonia occidentale. Pur non essendo membro ufficiale, la Nigeria è divenuta partner del gruppo a gennaio.
Tuggar ha negato che le tensioni commerciali siano direttamente collegate alla cooperazione con i BRICS, ma ha denunciato il tentativo statunitense di imporre ad alcuni Stati africani – tra cui Liberia, Senegal, Mauritania, Gabon e Guinea-Bissau – l’accoglienza di migranti indesiderati dagli USA, alcuni dei quali appena usciti dal carcere. Anche altri paesi africani – come Benin, Eswatini, Libia e Rwanda – sarebbero stati contattati per scopi simili.
La ministra degli Esteri della Liberia ha negato ogni accordo con Washington. Nonostante ciò, durante un incontro ufficiale con cinque leader africani, Trump ha accennato alla volontà di concludere accordi sui “paesi terzi sicuri” e di ridurre i casi di visti scaduti. L’intera strategia appare come una sovrapposizione tra politica migratoria interna e diplomazia estera statunitense.
Tuggar ha concluso affermando che la Nigeria preferisce coltivare accordi strategici con gli Stati Uniti in settori cruciali come l’energia e le terre rare, risorse di cui il paese è ricco e che interessano le imprese tecnologiche americane. Tuttavia, ha ribadito che accogliere migranti espulsi da altri Stati non è un’opzione percorribile.


