Il Kogi State Polytechnic, uno dei principali istituti di istruzione tecnica dello Stato di Kogi, nel centro della Nigeria, è al centro di una grave vicenda che riporta l’attenzione sulle difficoltà di garantire trasparenza, sicurezza e tutela degli studenti negli atenei del Paese. La direzione dell’istituto ha sospeso sei docenti accusati di aver venduto dispense e libri di testo in violazione dei regolamenti interni, mentre un settimo insegnante è stato sospeso con l’accusa di molestie sessuali nei confronti di una studentessa.
Il provvedimento, confermato dall’amministrazione del politecnico, rappresenta la prima risposta ufficiale a una serie di denunce che da mesi circolavano all’interno del campus. Parallelamente, il comitato disciplinare ha avviato ulteriori indagini su altre segnalazioni riguardanti comportamenti irregolari del personale.
Secondo testimonianze raccolte dalla stampa locale, il fenomeno del cosiddetto sex-for-marks, cioè la richiesta di favori sessuali in cambio del superamento degli esami, sarebbe tornato a diffondersi dopo essere stato contenuto negli anni precedenti. Alcune studentesse avrebbero denunciato pressioni, ricatti e richieste di denaro da parte di docenti che avrebbero minacciato bocciature o ritardi nella carriera universitaria.
Le accuse non riguardano soltanto episodi di corruzione accademica. Diverse fonti interne parlano infatti di un progressivo deterioramento del clima nel campus, con il ritorno delle attività delle confraternite segrete, note in Nigeria come cult groups, organizzazioni clandestine spesso coinvolte in episodi di violenza, intimidazione e criminalità. Secondo le testimonianze, negli ultimi mesi sarebbero riprese perfino cerimonie di iniziazione notturne nei dormitori universitari, senza che finora siano stati resi noti risultati di eventuali indagini.
A queste criticità si aggiungono le proteste per il ritorno della vendita obbligata di dispense ai corsi, pratica vietata dai regolamenti dell’istituto perché ritenuta una forma di sfruttamento economico degli studenti. Le famiglie denunciano un ulteriore aggravio dei costi universitari, già aumentati in modo significativo dopo il recente incremento delle tasse d’iscrizione.
Le accuse provenienti da studenti e personale chiamano in causa anche l’attuale gestione del politecnico, ritenuta da alcuni testimoni meno rigorosa rispetto al passato nell’applicazione delle misure disciplinari. Tuttavia, la direzione dell’istituto ha dichiarato di essere a conoscenza delle segnalazioni e ha assicurato che ogni episodio sarà esaminato dal comitato competente prima di adottare eventuali ulteriori provvedimenti.
Il caso del Kogi State Polytechnic si inserisce in un dibattito più ampio che da anni attraversa il sistema universitario nigeriano. Le campagne contro il fenomeno del sex-for-marks hanno già portato all’adozione di codici etici più severi e, in diversi atenei, alla sospensione o al licenziamento di docenti coinvolti in casi analoghi. Le nuove accuse dimostrano però quanto resti complessa la sfida di garantire ambienti di studio sicuri, trasparenti e liberi da abusi di potere, soprattutto in contesti dove il timore di ritorsioni continua a scoraggiare molte vittime dal denunciare.


