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Crisi

Nigeria, si aggrava la crisi a Makoko

Una settimana dopo il nostro allarme, continuano demolizioni e sfollamenti. Distrutta anche una scuola

Una famiglia rimasta con il solo basamento della propria baracca. Non sa dove andare, dove ripararsi, né dove trovare cibo. Il fuoco ha cancellato tutto, tranne la domanda: “E ora?”

Una settimana fa, Focus on Africa ha pubblicato il primo allarme sulla situazione emergente a Makoko, la storica comunità lagunare di Lagos.
Da allora, la crisi si è aggravata: demolizioni improvvise, interventi di polizia e evacuazioni forzate hanno colpito migliaia di residenti, in particolare donne e minori.

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Il 22 gennaio è stata abbattuta una scuola frequentata da 654 bambini, privando la comunità di uno dei suoi ultimi spazi educativi.
Molti minori sono ora dispersi tra barche, strutture improvvisate o aree di fortuna, senza protezione né continuità scolastica.

Una presenza locale continua, nonostante le pressioni

In un contesto reso instabile dalla presenza massiccia delle forze dell’ordine e dal gas lacrimogeno nell’aria, l’accesso all’area è diventato estremamente difficile.
Chiunque tenti di documentare la situazione viene invitato ad allontanarsi, e in alcuni casi minacciato di arresto.

In questo scenario, Mater Africa, organizzazione registrata in Nigeria dal 2017 (CAC/IT/NO 95597), ha mantenuto una presenza continuativa sul campo per tutta la settimana, monitorando gli eventi, raccogliendo testimonianze e ascoltando direttamente i bisogni delle famiglie.

La sua attività non è emergenziale, ma radicata: costruita negli anni attraverso relazioni di fiducia con la comunità.
Una volontaria di Mater Africa, Chioma, è stata fotografata mentre una bambina si appoggiava sulla sua spalla: un gesto semplice, ma potente, che racconta più di mille parole.

Aggiornamento dal campo
Secondo quanto riferito da Chioma, volontaria di Mater Africa presente nell’area, nella giornata del 23 gennaio le demolizioni sono proseguite lungo la zona del waterfront, vicino alla linea elettrica. Due escavatori stanno abbattendo le strutture rimaste, mentre la polizia pattuglia l’area con motoscafi, lanciando gas lacrimogeni per disperdere le persone che tentano di recuperare i pochi beni salvabili.

La tensione aumenta anche per il divieto assoluto di documentare quanto accade. Chiunque venga sorpreso a scattare foto o registrare video rischia l’arresto: un uomo è stato fermato proprio per aver ripreso una parte delle demolizioni.

In attesa di interventi coordinati

Secondo fonti locali, UNICEF e IOM hanno comunicato l’intenzione di effettuare una visita nella giornata di domani per una prima valutazione della situazione.
L’accesso resta complesso e richiede condizioni di sicurezza adeguate.

La comunità attende un intervento congiunto che possa:

  • garantire protezione ai minori
  • valutare i bisogni urgenti delle famiglie sfollate
  • monitorare le demolizioni
  • assicurare un supporto umanitario dignitoso

Un appello alla responsabilità condivisa

Makoko non è solo un quartiere informale: è una comunità viva, resiliente, oggi profondamente ferita.
Serve un’azione rispettosa, trasparente e coordinata, che coinvolga istituzioni, agenzie internazionali e attori locali.

Raccontare ciò che accade è il primo passo per non lasciarla sola.

www.materafrica.it

 

Nota

Chi desidera sostenere le attività educative e comunitarie di Mater Africa ETS può utilizzare il conto ufficiale:

Associazione Mater Africa
IBAN: IT04D0503410100000000041770
Banco BPM

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