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Nigeria, smantellata “fabbrica di bambini” a Lagos: donne segregate e salvate dal blitz della polizia

Le vittime, adescate su Facebook con false promesse di lavoro, venivano segregate e costrette a cedere i neonati per cifre fino a un milione di Naira.

 In un’operazione che ha scosso nuovamente l’opinione pubblica nigeriana, le forze di sicurezza hanno smantellato l’ennesima “fabbrica di bambini” nella metropoli di Lagos. L’operazione, condotta dal Nigeria Security and Civil Defence Corps (NSCDC), ha portato alla luce un sistema di sfruttamento brutale che utilizzava i social media come principale strumento di adescamento. I trafficanti sfruttavano la disperazione economica delle vittime pubblicando annunci ingannevoli su Facebook, in cui alle giovani donne veniva promesso un lavoro dignitoso o un cospicuo “indennizzo finanziario” in cambio della loro collaborazione. Una volta giunte a Lagos, le vittime, di età compresa tra i 18 e i 30 anni, venivano segregate in strutture fatiscenti, spesso nell’area di Badagry o nelle periferie della capitale economica, dove venivano messe in stato di gravidanza con l’unico scopo di vendere i neonati sul mercato nero.

​Durante l’ultima irruzione, gli agenti hanno tratto in salvo diverse donne in stato interessante e alcuni bambini piccoli. Le testimonianze raccolte delineano un quadro agghiacciante. Le vittime vengono inizialmente contattate con la scusa di un impiego come domestiche o commesse. Una volta arrivate, viene loro offerto un accordo finanziario per “cedere” il bambino. In molti casi, se la donna rifiuta, viene trattenuta con la forza. Le indagini hanno rivelato che un neonato può essere venduto per cifre che vanno dai 500.000 ai 1.000.000 di Naira, a seconda del sesso e della salute del bambino (in genere i maschi vengono venduti a cifre superiori rispetto alle femmine).

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Le giovani donne, provenienti principalmente dagli stati orientali e meridionali della Nigeria, erano tenute in condizione di segregazione totale e monitoraggio costante per impedire fughe o denunce.

​Nonostante i ripetuti raid della polizia nigeriana, le “fabbriche di bambini” rimangono una piaga persistente nel Paese. “Queste case sono centri di smistamento dove la vita umana viene trattata come una merce. Abbiamo intensificato l’intelligence tecnologica per monitorare i gruppi social dove avvengono questi scambi.” Il portavoce del comando di polizia di Lagos, Benjamin Hundeyin, spesso in prima linea nel contrastare questi raid, ha sottolineato come la tecnologia stia cambiando le modalità operative dei trafficanti: “I criminali non si nascondono più solo nelle ombre; ora usano attivamente le piattaforme social per adescare le ragazze più vulnerabili, promettendo loro una via d’uscita dalla povertà che si rivela essere una trappola disumana.” Spesso queste strutture operano sotto la copertura di cliniche private non registrate o centri di assistenza per madri single.

Le donne e i bambini salvati sono stati trasferiti in centri di protezione approvati dal governo, dove riceveranno assistenza medica e psicologica. Nel frattempo, le autorità hanno arrestato diversi sospetti e stanno rintracciando i gestori della rete criminale, tra cui spiccano spesso figure femminili denominate “Madam”, che gestiscono la logistica e le vendite. La polizia ha lanciato un appello ai cittadini affinché prestino la massima attenzione alle offerte di lavoro online troppo vantaggiose, invitando a denunciare qualsiasi attività sospetta nei quartieri. Questi interventi servono non solo a informare, ma a dissuadere le giovani donne in condizioni di povertà dal cadere in queste reti criminali che promettono stabilità finanziaria in cambio della propria dignità e dei propri figli.

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