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Conflitti

Nigeria, strage a Yelewata: oltre 100 morti in un attacco notturno nello Stato di Benue

Decine di famiglie bruciate vive in un assalto coordinato nello Stato di Benue, in Nigeria: la popolazione denuncia l'abbandono delle istituzioni e chiede giustizia.

In Nigeria, nella notte tra venerdì 13 e sabato 14 giugno 2025, si è consumata una nuova tragedia nella comunità di Yelewata, situata nella Local Government Area (LGA) di Guma, nello Stato di Benue, nel centro del Paese. Più di 100 persone, in gran parte sfollati interni (IDPs) e intere famiglie, sono state brutalmente uccise in un attacco notturno da parte di uomini armati, identificati da numerosi testimoni come pastori Fulani. Gli aggressori hanno fatto irruzione nel villaggio intorno alla mezzanotte, dando fuoco a rifugi e abitazioni mentre la popolazione dormiva. Decine di persone, inclusi bambini e donne, sono morte arse vive. Alcune fonti parlano di oltre 200 vittime, mentre le autorità locali hanno finora confermato ufficialmente solo 45 morti.

Nel villaggio vicino di Daudu, sempre nella stessa area, due soldati sono stati uccisi mentre rispondevano a un attacco coordinato. Complessivamente, si teme che anche cinque soldati abbiano perso la vita tra Yelewata e Daudu. Le forze di sicurezza nigeriane hanno inviato rinforzi e affermano di aver neutralizzato alcuni assalitori, ma la situazione rimane caotica e il numero esatto delle vittime potrebbe salire con il proseguimento delle operazioni di recupero.

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Le violenze si inseriscono in un contesto di crescente conflittualità tra pastori nomadi Fulani e agricoltori sedentari, acuitasi negli ultimi anni per via della competizione sulle risorse naturali, ridotte dalla pressione demografica e dagli effetti del cambiamento climatico. A rendere ancora più drammatica la vicenda è il fatto che molte delle vittime erano già state costrette a fuggire da precedenti attacchi e avevano trovato rifugio proprio a Yelewata, considerato un luogo relativamente sicuro.

Sui social media si moltiplicano le denunce per il silenzio delle autorità nazionali e per quello che molti definiscono un vero e proprio “blackout mediatico”. Cittadini e attivisti locali hanno organizzato proteste per chiedere giustizia, sicurezza e attenzione da parte del governo centrale. Intanto, il governatore dello Stato di Benue è stato criticato per la sua assenza e per il suo coinvolgimento in attività elettorali al posto di gestire la crisi. La popolazione locale si sente abbandonata e chiede con forza interventi concreti per porre fine a quello che appare come un ciclo di violenza ormai fuori controllo.

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