Almeno trenta persone sono state uccise nel villaggio di Naridon, nello Stato di Kaduna, nel nord della Nigeria, durante un attacco armato avvenuto nelle prime ore del 27 luglio. Tra le vittime figurano anche donne e bambini. L’assalto ha provocato numerosi feriti e la distruzione di abitazioni e attività commerciali.
Nei giorni successivi si sono svolti i funerali di 27 delle vittime, ai quali hanno partecipato familiari, autorità locali e rappresentanti delle Chiese, mentre il bilancio complessivo dei morti è salito a trenta. Le immagini delle esequie hanno rilanciato il dibattito sulle condizioni di sicurezza nella regione.
The United States condemns the early morning July 27 attack on a village in Nigeria’s Kaduna State that reportedly killed at least 30 people, including children. We express our deepest condolences to the loved ones of the deceased. We will continue to urge the Government of…
— Bureau of African Affairs (@AsstSecStateAF) August 1, 2026
Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, attraverso il Bureau of African Affairs, ha condannato l’attacco esprimendo le proprie condoglianze alle famiglie delle vittime e invitando il governo nigeriano ad affrontare la persistente violenza che colpisce le comunità cristiane della Middle Belt.
Secondo organizzazioni religiose, leader locali e gruppi impegnati nella tutela dei diritti umani, l’attacco rappresenta l’ennesimo episodio di una crisi che da anni interessa diverse aree della Nigeria centrale. Le comunità rurali continuano infatti a subire incursioni armate che provocano vittime, distruzione e nuovi sfollamenti.
💔🇳🇬 A community in Kaduna State is mourning after a mass funeral was held for victims of a deadly village attack.
Over the weekend, families in Naridon village gathered to lay to rest 27 Christian residents killed during a violent raid, bringing the reported death toll from the… pic.twitter.com/3x4P1Blr9P
— SG News (@SGNews123) August 4, 2026
Nelle ultime settimane diverse organizzazioni hanno rinnovato l’appello per rafforzare la protezione dei villaggi più esposti, migliorare le misure di sicurezza e affrontare le cause profonde della violenza. Migliaia di persone, costrette ad abbandonare le proprie case negli ultimi anni, trovano rifugio in chiese, centri comunitari e strutture temporanee in attesa di poter tornare in condizioni di sicurezza.
Sull’identità degli assalitori, tuttavia, permane cautela. Sebbene alcune fonti sui social abbiano attribuito la responsabilità a militanti fulani, al momento non risultano rivendicazioni ufficiali né conferme indipendenti che consentano di attribuire con certezza l’attacco a uno specifico gruppo armato.


