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Conflitti

Nigeria, strage di poliziotti nel Kebbi: «Rimasti senza munizioni, i rinforzi non sono arrivati»

In Nigeria dieci poliziotti e due civili sono stati uccisi nello Stato di Kebbi durante uno scontro con centinaia di presunti banditi: secondo fonti della polizia, gli agenti sono rimasti senza munizioni mentre i rinforzi richiesti non sono arrivati.

Dieci agenti di polizia e due civili sono rimasti uccisi in un violento scontro a fuoco con centinaia di presunti banditi nello Stato di Kebbi, nel nord-ovest della Nigeria. Secondo fonti interne alla polizia citate da SaharaReporters, gli agenti avrebbero combattuto fino a esaurire le munizioni, chiedendo inutilmente rinforzi terrestri e supporto aereo.

L’attacco risale al 10 agosto ed è avvenuto lungo l’asse di Rafin Makuku, nell’area amministrativa di Sakaba. Gli agenti appartenevano alla 44 Police Mobile Force di Abuja ed erano stati inviati nella zona per un servizio speciale.

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Secondo la ricostruzione fornita dalle fonti, il reparto si sarebbe trovato di fronte a un gruppo composto da oltre 300 uomini armati. Ne sarebbe seguito un lungo combattimento durante il quale i poliziotti avrebbero opposto resistenza fino all’esaurimento delle munizioni. Con il progressivo deteriorarsi della situazione, sarebbero state inoltrate richieste urgenti di intervento dall’aria e di rinforzi via terra, che tuttavia non sarebbero giunti in tempo.

Il bilancio è stato pesante: dieci poliziotti e due civili uccisi, mentre altri due agenti sono rimasti feriti. Anche un civile, Shehu Abubakar, ha riportato gravi ferite da arma da fuoco.

La Nigeria Police Force aveva già confermato la morte degli agenti, precisando che lo scontro era avvenuto intorno alle 9.25 del mattino contro un gruppo pesantemente armato in movimento tra gli Stati di Zamfara e Kebbi. Secondo la versione ufficiale, durante il combattimento sarebbero stati uccisi 17 presunti banditi e distrutte quattro motociclette utilizzate dagli assalitori.

Dopo aver sopraffatto il reparto, gli aggressori avrebbero inoltre sottratto numerose armi in dotazione alle forze di sicurezza, tra cui dieci fucili AK-47, due riot gun e un lanciarazzi RPG, oltre ad altre armi e munizioni.

I corpi degli agenti sono stati recuperati soltanto dopo la mobilitazione di ulteriori contingenti di polizia provenienti da diverse zone del Paese e successivamente trasferiti al General Hospital di Dirin Daji. Gli agenti uccisi sono poi stati sepolti nelle rispettive località di origine.

L’episodio riporta l’attenzione sulla persistente insicurezza che interessa il nord-ovest della Nigeria, dove gruppi armati comunemente indicati come “banditi” conducono attacchi contro villaggi, forze di sicurezza e infrastrutture, oltre a sequestri a scopo di riscatto.

Particolarmente grave, se confermata, è però la circostanza denunciata dalle fonti di polizia: un reparto impegnato contro un gruppo numericamente molto superiore sarebbe rimasto privo di munizioni senza ricevere in tempo il sostegno richiesto. La vicenda pone quindi interrogativi non soltanto sulla capacità operativa dei gruppi criminali, ma anche sull’organizzazione e sulla rapidità della risposta delle forze di sicurezza.

Dopo l’attacco, la polizia nigeriana ha annunciato l’invio di ulteriori uomini nella zona per rafforzare la sicurezza e dare la caccia ai membri del gruppo riusciti a fuggire.

L’ispettore generale della polizia Olatunji Disu ha definito la morte degli agenti una grave perdita per il corpo e per il Paese, assicurando alle famiglie che il loro sacrificio sarà ricordato dalla Nigeria Police Force.

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