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Nigeria, tragico agguato all’Università di Benin City, esecuzione alle porte del Campus.

Un giovane ucciso e una ragazza ferita. L'agguato riaccende l'allarme sulle violente confraternite settarie.

Un pomeriggio di sangue ha sconvolto la quiete intorno al campus dell’Università di Benin City, nello Stato di Edo (UNIBEN), dove due giorni fa un giovane è stato freddato a colpi di arma da fuoco pochi istanti dopo essere uscito con la sua auto dal perimetro universitario. Secondo le prime ricostruzioni fornite dai testimoni oculari, il veicolo della vittima è stato affiancato da un commando di uomini armati di fucili d’assalto AK-47, che hanno aperto il fuoco ripetutamente, non lasciando scampo al conducente. Nell’auto era presente anche una ragazza, che è rimasta ferita alla mano nel corso della sparatoria. La giovane è stata immediatamente soccorsa e trasportata d’urgenza in ospedale; le sue condizioni sono stabili, ma resta profondo lo shock per l’accaduto. Le modalità dell’agguato, descritto come una vera e propria esecuzione, hanno portato gli inquirenti a sospettare che si tratti di un attacco legato alla criminalità delle “sette”, legate ad un cultismo segreto e settario, una realtà complessa e radicata che va ben oltre la semplice criminalità comune e che le autorità locali cercano da tempo di arginare nelle zone calde della città. Si tratta di organizzazioni nate originariamente in ambito universitario con scopi di attivismo sociale, ma che nel tempo sono degenerate in confraternite violente coinvolte in attività criminali, che contribuiscono a creare un clima di insicurezza perenne. Queste sette sono spesso coinvolte in rapimenti a scopo di riscatto, traffico di droga, rapine a mano armata e truffe informatiche. ​È un problema difficile da risolvere perché offre ai giovani senza prospettive un senso di appartenenza, protezione e “potere”. Spesso, il legame tra i membri è sigillato da giuramenti di sangue, rendendo quasi impossibile uscire dal gruppo senza conseguenze fatali.

Il management dell’Ateneo è intervenuto prontamente per sedare le tensioni e fare chiarezza. In un comunicato ufficiale rilasciato il 13 maggio l’Università di Benin ha preso le distanze dall’accaduto, dichiarando che, dai controlli effettuati, le persone coinvolte non risultano essere studenti dell’istituzione. L’amministrazione ha voluto rassicurare genitori e studenti: “Siamo profondamente addolorati per la violenza consumatasi vicino al nostro campus. La sicurezza della nostra comunità resta la priorità assoluta. Stiamo collaborando strettamente con le forze dell’ordine e abbiamo già potenziato i pattugliamenti per garantire la protezione di chiunque frequenti l’area universitaria.”

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Anche il Sindacato degli Studenti (SUG) ha diffuso un messaggio attraverso i canali social, esortando la popolazione studentesca a mantenere la calma e a non cedere al panico, in attesa che le indagini della polizia facciano il loro corso e assicurino i responsabili alla giustizia.

L’episodio ha riaperto il dibattito sulla sicurezza nelle zone periferiche di Benin City, con particolare attenzione all’area di Ugbowo. Quest’area, che ospita il campus principale della UNIBEN, è storicamente considerata un’area critica per le attività delle confraternite, una zona franca dove i confini tra vita accademica e dinamiche di strada si fanno pericolosamente labili. Proprio qui, tra le strade trafficate che circondano l’ateneo, la cittadinanza chiede ora a gran voce un presidio più costante e strutturato delle forze dell’ordine. Non più interventi sporadici dopo le tragedie, ma un monitoraggio preventivo per scongiurare che Ugbowo rimanga ostaggio di simili atti di estrema violenza.

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