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Focus internazionale

Pakistan, ergastolo per Mahrang Baloch: tensione alle stelle nel Balochistan

La condanna dell'attivista rischia di chiudere ogni spazio al dissenso e di esacerbare la frattura storica tra Islamabad e la minoranza locale.

In una sentenza destinata ad accendere ulteriormente le tensioni in Pakistan, un tribunale antiterrorismo ha condannato all’ergastolo la nota attivista per i diritti civili Mahrang Baloch e il suo associato Sibghatullah. La condanna giunge a seguito del coinvolgimento dei due nella morte di un soldato paramilitare, avvenuta durante una protesta nel luglio 2024. Il tribunale di Quetta, responsabile del procedimento, ha riconosciuto i due leader del Baloch Yakjehti Committee (BYC) colpevoli di omicidio e reati legati al terrorismo. Secondo l’accusa, Mahrang Baloch avrebbe incitato i manifestanti ad attaccare il personale paramilitare dispiegato per il controllo dell’ordine pubblico nella città portuale di Gwadar. Il verdetto, annunciato lunedì, si basa, secondo le autorità, su prove testimoniali e referti medici. Le autorità del Balochistan hanno difeso la legittimità della sentenza. Il Ministro Capo della provincia, Sarfaraz Bugti, ha dichiarato che la giustizia è stata resa nei confronti del soldato ucciso, Sepoy Shabbir Baloch: “Coloro che si fanno giustizia da soli sotto le spoglie di proteste pacifiche, promuovono la violenza e prendono di mira i funzionari dello Stato sono, di fatto, facilitatori del terrorismo”.

Il verdetto di condanna ha scatenato un’immediata reazione di sdegno tra i difensori dei diritti umani e i sostenitori del BYC, che da tempo denunciano le “sparizioni forzate” e le violazioni dei diritti umani nella provincia sud-occidentale del Balochistan, teatro di una decennale insurrezione separatista. Gli imputati avevano scelto di boicottare le fasi finali del processo, durante il quale era stato richiesto di apparire tramite collegamento video dal carcere, definendo il procedimento una farsa giudiziaria. Lala Abdul Baloch, organizzatore del comitato BYC, ha avvertito che questa sentenza rischia di spingere ulteriormente la gioventù baloch verso la resistenza armata, sottolineando che “quando si chiude l’accesso ai corridoi della giustizia, più persone insorgeranno contro lo Stato”. Il gruppo ha già indetto uno sciopero in tutta la provincia. L’avvocato difensore di Mahrang Baloch, Israr Jattak, ha confermato l’intenzione di presentare ricorso formale presso l’Alta Corte del Balochistan, definendo la battaglia giudiziaria tutt’altro che conclusa.

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Mahrang Baloch, detenuta dal marzo 2025, era già una figura di riferimento per la sua capacità di mobilitare le piazze contro le politiche di sicurezza dello Stato. La sua incarcerazione e il successiva giudizio segnano un punto di svolta critico nel rapporto tra la minoranza Baloch e le istituzioni centrali pakistane. La sua condanna, infatti, si inserisce in un difficile rapporto che separa da decenni la popolazione Baloch dallo Stato pakistano. La regione del Balochistan, la più vasta del paese ma anche la meno sviluppata, è stata per lungo tempo il teatro di un conflitto asimmetrico caratterizzato dallo sfruttamento delle risorse, ma nonostante l’enorme ricchezza di gas e minerali, la popolazione locale denuncia di non ricevere alcun beneficio economico, lamentando il vantaggio esclusivo del governo centrale e degli investitori stranieri, spesso legati a progetti infrastrutturali cinesi, come il porto di Gwadar. Il tema centrale delle proteste guidate da attiviste come Mahrang Baloch è quello delle sparizioni forzate. Migliaia di giovani Baloch sono scomparsi nel corso degli anni dopo essere stati prelevati dalle forze di sicurezza, in un clima di terrore e rabbia che alimenta il sentimento separatista.

Questo purtroppo non è l’unico caso di repressione del dissenso. Con il suo stile oratorio solitamente schietto e critico nei confronti dell’establishment militare e dei servizi di sicurezza pakistani, anche Manzoor Pashteen ha subito numerosi arresti e pressioni legali contro di lui e altri membri del movimento. Pashteen è un noto attivista politico e civile, fondatore e il volto principale del PTM, Movimento per la Protezione dei Pashtun (Pashtun Tahafuz Movement), un movimento nato nel 2018 per difendere i diritti umani dei pashtun in Pakistan, rappresentandola voce di gran parte della comunità pashtun in Pakistan, che si sente emarginata all’interno delle strutture politiche e di sicurezza del Paese. L’attenzione principale del gruppo è rivolta a questioni come le sparizioni forzate, la protesta contro le politiche di sicurezza del governo pakistano nelle regioni a maggioranza pashtun, la bonifica delle mine antiuomo rimaste nelle zone di conflitto, la riduzione dei checkpoint militari nelle aree tribali. Molti baloch lamentano una forte marginalizzazione politica e percepiscono il controllo statale pakistano come una forma di occupazione. La risposta di Islamabad, che tende a qualificare ogni richiesta di autonomia o protesta sociale come una minaccia terroristica o una cospirazione straniera, ha radicalizzato gran parte della base civile, rendendo quasi impossibile un dialogo costruttivo.

Gli osservatori internazionali temono che questa sentenza, lungi dal riportare l’ordine, possa esacerbare il senso di alienazione della popolazione locale, riducendo ulteriormente lo spazio per il dissenso pacifico e il dialogo politico nel Balochistan.

Photo credit: Reuters

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