Dal nostro corrispondente Bilal Ahmad
Washington, D.C. – Un incontro a porte chiuse tra Asim Munir, Capo di Stato Maggiore dell’esercito pakistano, e il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è tenuto mercoledì 18 giugno 2025, alla Casa Bianca.
Il “pranzo di lavoro” nella Cabinet Room, senza accesso alla stampa, segna un momento diplomatico cruciale, con funzionari pakistani che lo definiscono un “significativo successo”.
È la prima volta da anni che un leader militare pakistano viene ricevuto da un presidente statunitense in carica in questo modo, suggerendo un cauto disgelo nelle relazioni tra Washington e Islamabad. Il viaggio di Munir, della durata di cinque giorni, si svolge in un contesto geopolitico estremamente delicato.
L’incontro è stato interpretato dagli analisti in diverse chiavi. Alcuni lo vedono come una mossa calcolata da Trump, forse legata agli obiettivi statunitensi in Medio Oriente e al ruolo potenziale del Pakistan in qualsiasi futura escalation regionale contro l’Iran, per altri la visita sottintende il riconoscimento da parte degli Stati Uniti del ruolo cruciale del Pakistan nel mantenere la stabilità regionale, come partner chiave per la sicurezza globale.
Il vertice si è svolto all’ombra di una profonda tensione tra India e Pakistan. Dopo l’attacco terroristico di Pahalgam in Kashmir il 22 aprile 2025, che ha mietuto vittime tra i turisti indiani, i due giganti nucleari hanno vissuto un breve ma intenso conflitto militare tra il 7 e il 10 maggio 2025.
Questa “quasi-guerra” ha visto attacchi missilistici indiani (operazione “Sindoor”) e risposte pakistane con droni e missili balistici. Nonostante il cessate il fuoco del 10 maggio, le relazioni restano gelide, con l’India che ha adottato anche misure non militari come la sospensione di trattati commerciali e idrici. Durante la sua visita a Washington, Munir ha invitato l’India a un approccio “civilizzato” anziché cercare l'”egemonia” regionale.
Un altro elemento di frizione sul tavolo è la recente escalation delle ostilità in Medio Oriente, innescata dagli attacchi israeliani contro l’Iran, e duramente criticata dal Pakistan, che ha riaffermato il diritto all’autodifesa dell’Iran e sollecitato il Consiglio di Sicurezza dell’ONU a non concedere a Israele “mano libera”.
Il ministro della Difesa pakistano, Khawaja Muhammad Asif, ha persino lanciato un appello alle nazioni musulmane per un’azione unita contro Israele e ha chiesto ai paesi con legami diplomatici con Tel Aviv di reciderli immediatamente. Ha inoltre esortato l’Organizzazione della Cooperazione Islamica (OCI) a tenere una riunione di emergenza per formulare una risposta congiunta, anche se un ex ambasciatore pakistano ha smentito le voci iraniane secondo cui il Pakistan avrebbe minacciato Israele con armi nucleari. Il Pakistan ha anche emesso un avviso di viaggio, sconsigliando ai propri cittadini di recarsi in Iran.
L’incontro tra Trump e Munir, dunque, non è solo un evento bilaterale, ma un pezzo del complesso puzzle geopolitico che coinvolge le dinamiche regionali dell’Asia meridionale e del Medio Oriente. Quali saranno le ripercussioni di questo storico vertice sui futuri equilibri di potere?


