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Focus internazionale

Palestina, il Premio Pulitzer a Mosab Abu Toha

Lo scrittore e poeta palestinese vince il prestigioso premio per la sua testimonianza su Gaza.

“Ora ho meno speranza.
Non spero che noi torneremo a una vita normale, o torneremo in questi luoghi come erano prima. La cosa più importante è che
le persone a cui voglio bene sopravvivano così che io possa vederle di nuovo.”

Così scrive il poeta e saggista palestinese Mosab Abu Toha, nel suo saggio “Requiem per un campo profughi”, pubblicato dal New Yorker nel dicembre 2024.
Mosab Abu Toha è tra i vincitori del Premio Pulitzer – sezione Commentary- di quest’anno per una serie di articoli che ha scritto per il New Yorker sulla devastante campagna militare israeliana a Gaza. La giuria del Pulitzer ha elogiato il suo lavoro come “profondamente commovente e urgentemente necessario”, i suoi testi sono descritti come “una combinazione di reportage approfondito e memorie intime per raccontare l’esperienza palestinese della guerra a Gaza”. Gli scritti pubblicati sul NewYorker si sono concentrati sulle sofferenze causate a tutta la popolazione palestinese dal bombardamento incessante israeliano su Gaza, ma anche sulla sua storia personale e sul trattamento ricevuto parte dei funzionari statunitensi dopo la fuga nel paese. Lo scrittore ha parlato delle perdite subite, inclusa la morte di amici, familiari e studenti sotto le bombe israeliane, ha descritto la devastazione fisica evidente ma anche quella emotiva che si percepisce a Gaza.
Ogni giorno, da lontano, Abu Toha continua a testimoniare la realtà della guerra, anche tramite i social, sente la necessità continua e concreta di raccontare il dolore per quello che descrive come un genocidio, di piangere le perdite delle persone care, dei conoscenti, dei vicini di casa, delle decine di migliaia di vite che questa maledetta guerra ha annientato. Nonostante tutto, esprime il desiderio e la necessità di tornare a Gaza quando sarà libera dall’occupazione, per ricominciare a sperare.

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Abu Toha è riuscito a uscire da Gaza con la sua famiglia poco dopo lo scoppio della guerra, nel novembre 2023, ma non prima di essere stato catturato dalle forze israeliane e portato in una prigione nel deserto del Negev, dove è stato picchiato, interrogato, e poi portato in ospedale per le ferite riportate. Solo la pressione che amici nei media e negli ambienti culturali statunitensi avevano fatto sugli israeliani per ottenere il suo rilascio gli

ha salvato la vita, come ha raccontato nel suo saggio “Il viaggio pericoloso di un poeta palestinese fuori da Gaza” : “Mi è permesso mettermi i vestiti, ma non la giacca. Prendono il mio portafoglio e mi legano le mani dietro la schiena con manette di plastica… Mi chiedo come si sentirebbero gli israeliani se fossero conosciuti da un numero”.

Così ha annunciato di aver ricevuto il premio in un post su X lo scorso lunedì 5 maggio:
“Sono onorato di ricevere oggi il Premio Pulitzer.
Dedico questo successo alla mia famiglia, ai miei amici, ai miei insegnanti e ai miei studenti a Gaza.
Benedizioni ai 31 membri della mia famiglia che sono stati uccisi in un raid aereo nel 2023. Benedizioni alle anime dei miei quattro cugini di primo grado, due dei quali sono stati uccisi con i loro mariti e i loro figli.

Benedizioni all’anima della mia prozia, Fatima, il cui “cadavere” rimane sotto le macerie della sua casa dall’ottobre 2024. Benedizioni alle tombe dei miei nonni che non troverò mai. Benedizioni alle anime dei miei studenti che sono stati uccisi mentre cercavano cibo o legna da ardere. Alla scuola dove ho studiato e dove ho insegnato, alla biblioteca che ho fondato e alla quale ho aggiunto un libro di poesie prima del 2023.
Benedizioni a molti altri, molti altri.
Prego per un cessate il fuoco immediato e permanente e per la GIUSTIZIA e la PACE!”.

Abu Toha ha dedicato il premio anche al suo collega e amico Refaat Alareer, poeta palestinese tra i più apprezzati e docente di letteratura all’Università Islamica di Gaza, ucciso nel dicembre 2023, insieme a suo fratello, sua sorella e i suoi tre figli, in un attacco aereo israeliano nel nord di Gaza. Nella sua ultima poesia , Alareer scriveva:

“Se devo morire,
che la mia voce
continui a risuonare.
Se devo morire,
che la mia storia
sia raccontata.”

Abu Toha continua ogni giorno a raccontare la storia di Alareer e di Gaza intera.

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