Io lo sento, come un cupo rumore di fondo che non ha il coraggio di venir fuori. Perché in genere un rumore così non sa cosa è il coraggio ma soprattutto perché frenato oggi dalla qualifica istituzionale (un ambasciatore!) e ovviamente dal dolore che la morte di un uomo così giovane (assieme a un altro ragazzo in divisa e a un altro ancora che non era solo l’autista ma un operatore umanitario) ha provocato in tutti davvero. Eppure quel rumore di fondo, declinato in borbottio o in domande retrosceniste che si interrogano sul dove andava e perché e sul perché senza scorta, mescolate ad analisi più o meno copiaincollate sul Congo paese dai mille traffici, mille pericoli, sterminato teatro della prima guerra mondiale africana mai finita, tesoro di metalli preziosi che scatena appetiti di bande e terrorismi, quel rumore non riesce a dire quello che avrebbe già detto se si fosse trattato di un ragazzo andato in Africa per aiutare il mondo: avrebbe detto che se l’era cercata.
Perché un ambasciatore incontra uomini potenti, classe dirigente, tesse relazioni con ministri e imprenditori, non si avvia su una strada sterrata in mezzo a una foresta solo per andare a vedere cosa si può fare per chi muore di fame. E se lo fa tutto deve essere previsto, tutto deve essere sotto controllo, mezzi blindati e droni compresi.
Mi dispiace il mondo non funziona così e meno male.
E anzi vorrei dire a quel rumore che Luca Attanasio era esattamente quel tipo di ambasciatore che la storia del nostro paese più volte ci ha regalato: uomini di grande competenza ma soprattutto di straordinaria umanità, necessaria a distinguere tra ciò che è giusto e ciò che non lo è e a schierarsi dalla parte di quelli che è giusto aiutare. Inutile che racconti a questo rumore di diplomatici che nelle nostre ambasciate hanno aperto le porte a dissidenti e oppositori alle dittature, perseguitati dai regimi e dalle guerre, a rischio della vita loro e di chi accoglievano, tanto sono cose che non vuole sapere.
C’è stato un periodo recente è vero, in cui un capo di governo li riuniva per spiegare loro che erano soprattutto -forse solo- gli ambasciatori del made in Italy nel mondo, che i consolati dovevano soprattutto -forse solo- aiutare il nostro commercio con l’estero. Per fortuna quel periodo è passato.
E oggi possiamo dire invece di essere orgogliosi di questo ambasciatore ragazzino, e di quelli come lui, l’immagine dell’Italia migliore che ci rappresenta nel mondo.
Per questo il nostro dolore è grande.
NEWS e ANAlisi dalle Afriche venerdì 11 Settembre 2026


