TEHERAN – Quella che era iniziata come un’operazione militare si è trasformata, in meno di una settimana, in una catastrofe ambientale senza precedenti. Il cielo sopra Teheran non conosce più l’alba: una coltre densa di fumo nero e tossico avvolge la metropoli da 10 milioni di abitanti, trasformando il mattino in una notte perenne e l’aria in un veleno irrespirabile.
Nelle prime ore di domenica 8 marzo, le forze congiunte di Stati Uniti e Israele hanno lanciato un’offensiva mirata contro il cuore energetico dell’Iran. Sono stati colpiti simultaneamente quattro depositi principali e un sito logistico: un magazzino petrolifero di Aghdasieh (Nord-est), una raffineria di Teheran (Sud), un deposito petrolifero di Shahran (Ovest) e un deposito di Karaj (ad Ovest di Teheran)
Le esplosioni a catena e il riversamento di greggio hanno trasformato le strade in fiumi di fuoco. Nel quartiere di Shahran, lungo Koohsar Boulevard, il petrolio fuoriuscito dai depositi ha invaso il sistema di drenaggio e le grondaie cittadine, trasformando i canali che costeggiano le strade in arterie incendiate. Le autorità sanitarie e la Mezzaluna Rossa Iraniana hanno lanciato un allarme rosso: la combustione di enormi quantità di idrocarburi ha rilasciato nell’atmosfera biossido di zolfo, ossidi di azoto e metalli pesanti come nichel e vanadio. Il fenomeno più terrificante è la comparsa della “pioggia nera”: l’umidità si lega agli inquinanti, creando precipitazioni altamente acide capaci di provocare ustioni cutanee, gravi irritazioni oculari e danni permanenti ai polmoni.
“La situazione è indescrivibile,” racconta un residente “Ho il fiato corto, gli occhi bruciano. Le attività avevano provato a riaprire, ma restare fuori è impossibile. Persino le mascherine sono introvabili.”
In soli sette giorni di guerra, il bilancio è drammatico, con oltre 1.300 morti in Iran (più 397 in Libano, 11 in Israele e 7 soldati USA). Almeno 13 attacchi hanno colpito strutture sanitarie; 10.000 edifici civili, tra cui scuole e ospedali, risultano danneggiati.
I cittadini stanno affollando i centri di donazione del sangue, mentre l’OMS denuncia il collasso del sistema sanitario.
Il conflitto si è esteso alle risorse vitali, in una guerra totale. Israele e USA sono accusati di aver colpito un impianto di dissalazione sull’isola di Qeshm, lasciando 30 villaggi senz’acqua. In ritorsione, il Bahrein ha accusato l’Iran di aver colpito una delle proprie centrali di dissalazione, minacciando la sopravvivenza idrica delle nazioni del Golfo.
Nel frattempo, l’Iran è nel pieno di un blackout totale di internet. Secondo NetBlocks, la popolazione è isolata dal mondo, impossibilitata a ricevere aggiornamenti di sicurezza, mentre solo i media di stato mantengono l’accesso alla rete.
E mentre le fiamme continuano a divorare i depositi di Rey e il fumo avvolge i centri di comando delle Guardie della Rivoluzione a Isfahan e Najafabad, il danno ambientale appare irreversibile a breve termine. Gli esperti avvertono che i residui oleosi e le ceneri tossiche contamineranno il suolo e le falde acquifere per anni, distruggendo l’agricoltura locale e la fauna selvatica, già trovata morta nelle aree limitrofe.
Intanto il presidente iraniano Pezeshkian ha minacciato di espandere gli attacchi agli obiettivi USA in tutta la regione, mentre Donald Trump e Benjamin Netanyahu hanno confermato che la campagna coordinata proseguirà senza sosta.
Quello che i leader mondiali chiamano “operazione per la pace” si sta rivelando un crimine contro l’umanità e un disastro ecologico che segnerà le generazioni a venire.


