I criminali che hanno assaltato Capitol Hill? “Dei patrioti!”. Le mura vaticane di Michelangelo, descritte e ammirate dai viaggiatori del Grand Tour? “Pure il Papa ha un muro!”. Il Canale di Panama e la Groenlandia? “Mi prendo i miei giocattoli!”. Il Golfo del Messico? “Posso rinominarlo come se fosse un account dei social media!”. Il Canada con tutta quella terra e l’assistenza sanitaria gratuita? “Perché non è il nostro cinquantunesimo stato?”. Gaza bombardata e rasa al suolo? “La trasformerò in un resort!”. L’Ucraina pugnalata alla schiena? “Che firmi l’accordo sulle terre rare e taccia, lei che ha scatenato la guerra!”. Le alleanze possono essere rovesciate, come quando si gioca ai soldatini o al Risico, detto fatto!
Finora politologi ed esperti politici di tutto il mondo hanno cercato di capire il significato nella strategia della nuova amministrazione statunitense, forse troppo elaborata e abile perché noi la possiamo capire, che persino l’analista geopolitico più esperto non è riuscito a individuare il risultato finale o i vantaggi attesi, se mai ce ne fossero. Ora l’unica cosa che possiamo capire è che il puzzle è un puzzle e non ha soluzione.
Siamo sicuri che qualcuno non stia volando sul nido del cuculo? Tanto per parafrasare il titolo di un celebre film, con Jack Nicholson, ambientato in un manicomio. Questo è quello che ci stiamo chiedendo. Perché se un cuculo è quello che sta volando dalle parti della Casa Bianca non serve a niente cercare spiegazioni o analogie nel passato, e importunare testimoni oculari di tante guerre della storia, o ricordare alle nostre menti smemorate cosa accadde nel nostro passato più recente, con altri regimi totalitari, certamente guidati da dittatori, che davvero commisero genocidi ancora più spaventosi e sanguinosi, che sì conquistarono altri territori confinanti, che sicuramente teorizzarono soluzioni finali per popoli di religione diversa (erroneamente presi come razze), che davvero cambiarono improvvisamente alleanze, ma per quanto ne sappiamo non erano pazzi.
Se così fosse, non avremmo bisogno dell’intervento dei politologi, ma degli psichiatri. Una via d’uscita ci sarebbe. Invece, per quanto riguarda la nuova amministrazione, eletta dalla maggioranza dei cittadini votanti, dobbiamo sopportare le sfortune del destino cinico e baro e limitarci ad analizzare i fatti. Se gli USA, che per gli europei erano il faro della libertà, della democrazia e del sistema di diritto internazionale, ora si sono trasformati nel loro contrario, nella brutta copia di un regime totalitario come Russia, Cina e Corea del Nord, beh perché gli europei dovrebbero continuare a scegliere una copia e non l’originale? Perché gli europei e gli ucraini si dovrebbero fidare degli Stati Uniti di Trump come mediatore per una negoziazione riguardanti i confini tra Ucraina e Russia quando Trump stesso non vuole rispettare i confini di Canada, Messico, Panama e Groenlandia? Come dice un vecchio proverbio i cani tra loro non si mordono. Meglio non fidarsi. Perché i governi, i consumatori e le aziende europee dovrebbero continuare ad acquistare gas naturale, petrolio, armi, materie prime e tecnologie dagli USA e non aumentare la propria produzione interna, o al massimo acquistare da altri, ad esempio dalla Cina, che per giunta vende a prezzi più bassi? C’è una serie di mosse e contromosse contraddittorie in ciò che sta avvenendo dalle parti di Pennsylvania Avenue, che ci lasciano con più domande che risposte.
Tuttavia, nel tentativo di trovare una logica, certo difficile da rintracciare, in ciò che sta facendo la nuova amministrazione statunitense, si dovrebbe mettere da parte la saggezza e scandagliare anche l’ipotesi più strana: quando si vedono gli USA agire contro i loro ex alleati come Canada ed Europa, con cui gli USA condividono fin dalla nascita storia, cultura, valori e credenze comuni, lo stanno facendo per liberare la Russia dall’abbraccio mortale della Cina? Se così fosse, nessuno sa la risposta, ma è abbastanza certo che alla fine del processo gli USA si ritroveranno mortalmente abbracciati alla Russia! Senza però avere Europa e Canada al loro fianco! Europa e Canada, ora sempre più spinti ad abbandonare l’Alleanza Atlantica, sono sempre più inclini a sostituire domani quel trattato con un’Alleanza Europea (o dopodomani con un’Alleanza della Via della Seta? Non è impossibile, in passato con i Cinque Stelle al governo un tentativo c’è stato). Anche un bambino lo capirebbe.
Questo è il tipo di risultato quando persone prive della necessaria esperienza internazionale di base affrontano questioni difficili in campo geopolitico. Ci ricordano gli scritti della giornalista statunitense Margaret Fuller che più di centocinquanta anni fa scriveva dall’Italia al suo giornale circa i politici che criticavano gli artisti del suo paese venuti a studiare all’estero “molti si lamentano – scriveva – perché i nostri paesaggisti dovrebbero venire in Italia a studiare”. O anche: “Agli artisti viene detto ‘Farebbero meglio a tornare a studiare a casa’” perché c’erano sufficienti paesaggi da dipingere in patria ed era inutile spendere soldi per frequentare le scuole di belle arti in Europa. Commenti che si poteva tollerare di ascoltare in un bar di periferia, non alla Casa Bianca! Vale la pena leggere quegli articoli della Fuller e “mutatis mutandis” usarli per descrivere l’attuale grado di superficialità di questa amministrazione.
Ma lo sapete, Trump è Trump. Affronta le questioni complesse con la logica del commerciante di automobili (con il dovuto rispetto per tutti i commercianti). O peggio, con la logica del neofita, come abbiamo visto in Italia con i politici del Movimento Cinque Stelle del “vaffaday”, il loro slogan contro la politica dei politicanti di professione, salvo poi diventare politicanti anche loro, come ad esempio Luigi Di Maio, assurto al rango di vice primo ministro e ministro degli esteri senza possedere nessuna istruzione ed esperienza adeguata, eletto a rappresentare tali cariche da un elettorato altrettanto superficiale, tanto incapace di prendere in esame un curriculum-vitae per selezionare un candidato adatto a reggere le sorti di un paese occidentale appartenente ai G7 come l’Italia. L’elezione di Trump è figlia della stessa superficialità e incapacità di delegare la rappresentanza, con l’aggravante che non si trattava di mettere un Di Maio, fortunatamente sano di mente per quel che ne sappiamo, sugli scranni più alti del governo di uno stato importante in Europa, ma marginale nel mondo. Con Trump, al contrario si trattava di metterlo a capo della potenza più potente del mondo, gli Stati Uniti, dove il presidente è il capo supremo dotato di poteri praticamente illimitati se comparati con quelli italiani, e Trump purtroppo, lo vediamo dai suoi comportamenti, non gode neppure lontanamente della salute mentale di un Di Maio. Tuttavia, lo sappiamo, le elezioni sono sacre in una democrazia e si rispettano, così come le sentenze giudiziarie. Si può reagire criticandole, ma le si devono rispettare.
Ma dov’era la reazione critica del Partito Democratico quando Trump rilasciava la sorprendente dichiarazione, secondo cui “Zelensky è un dittatore non eletto dal suo popolo?” Secondo cui il presidente ucraino sia un comico mediocre, secondo cui abbia convinto il [povero] precedente governo americano, (inclusi tutti i suoi esperti militari usciti quanto meno da West Point), a dare all’Ucraina 350 miliardi di dollari come fossero caramelle per combattere una guerra che non poteva essere vinta?” Notizia falsa, la cifra giusta è un terzo di quella. Dov’era la forte reazione dei Democratici alla decisione del team di Trump di bloccare la dichiarazione del G7 secondo cui la Russia sarebbe l'”aggressore” dell’Ucraina, mentre a febbraio si avvicinava l’anniversario della sua invasione? Dov’era la reazione dei Democratici alla proposta fatta a Zelensky da Trump, loro presidente, rappresentante dell’intera nazione e quindi anche dei Democratici, “un’offerta che non poteva rifiutare,” riguardante il risarcimento degli aiuti generosamente offerti da Biden per resistere all’invasione Russa? Vi sembra nobile chiedere la restituzione delle offerte di carità, oltretutto con la minaccia di ritorsioni? O si tratta di uno stile mafioso? A mia memoria, è il primo caso, non solo per gli Stati Uniti, il primo al mondo! Lo stile Donor Trump. E dov’era la reazione indignata dei Democratici all’imboscata vergognosa fatta a un ospite, invitato dal loro Presidente presso la sua residenza istituzionale; un invitato che ogni testo laico o religioso fin dall’antichità garantiva fosse protetto dalle più sacre regole poste a salvaguardia degli ospiti. Regole che Trump, il quale si professa così osservante e pio da non perdere mai l’occasione di pregare o citare la Bibbia a proposito e sproposito, non poteva né doveva ignorare e fare ignorare dal suo codazzo di yes-men. Perché i Democratici nel loro insieme sono rimasti così silenziosi, rendendosi quindi corresponsabili di questa ignominia? Dov’è la reazione dei Democratici a una trattativa basata su un “accordo territoriale” quando sappiamo che molti degli abitanti di quelle terre sotto occupazione russa, molti ma non tutti di lingua russa, come lo stesso Zelensky, ma di convinta nazionalità ucraina, sono stati uccisi, torturati o catturati e chi sa dove si trovano e in quali condizioni? Dov’è la reazione dei Democratici alle parole delle mosche cocchiere del carro di Trump, Elon Musk, Marco Rubio e Vance, che a giorni alterni lanciano e ritirano minacce a un’Ucraina stremata dalla resistenza contro l’esercito di Putin, oggi avvantaggiato dallo stop alla fornitura di armi, al sostegno diplomatico e d’intelligence? E infine, dov’è la reazione di quella parte esistente e sana di Repubblicani che non è ipnotizzata dal governo di un solo uomo, dal comportamento in stile mafioso di Trump verso le nazioni meno potenti, che è affezionata alla verità e al trionfo del sistema di diritto internazionale e non può sopportare di vedere gli Stati Uniti gettati così in basso?
Dove sono i pesi e gli equilibri per costringere l’eternamente biondo magnate a smettere di volare così come un cuculo sopra le nostre teste? Lui che sta facendo del suo peggio per far sì che gli Stati Uniti tornino a essere disprezzati come ai tempi del “Yankee-Go-Home”. Con grande successo, finora, almeno presso l’opinione pubblica europea. Infatti, secondo un sondaggio d’opinione pubblicato oggi dai quotidiani Ouest France, Die Welt(Germania), Sunday Times(Regno Unito) e Rzeczpospolita(Polonia), condotto dal think tank Destin Commun e riportato dal blog online Analisidifesa.it, la maggioranza dei cittadini di diversi Paesi europei considera il presidente Donald Trump un “dittatore”. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, il 57% dei francesi sembra frastornato dal ribaltamento di alleanza e solo il 25% continua a considerarli un alleato. Un ottimo lavoro davvero, ottenuto da Trump con i suoi ordini esecutivi firmati in diretta televisiva con la sua firma encefalogrammatica, e i suoi annunci schizofrenici, in solo così pochi giorni! Il tutto alla presenza dei suoi cheer-leaders saltanti e ridenti nel suo studio ovoidale divenuto la piccola succursale di un Circo Barnum. Purtroppo non c’è da sorridere, perché non si tratta di una farsa, ma di una tragedia che si sta avverando davvero, mentre i veri Stati Uniti sono del tutto impotenti. O quasi.
Fortunatamente le ultime notizie dai sondaggi di popolarità in picchiata, dalle perdite rovinose di Wall Street, dai preoccupati allarmi degli industriali statunitensi, dal risveglio politico e militare europeo, dalle orgogliose dichiarazioni del nuovo premier canadese che “il Canada non farà mai e poi mai parte degli Stati Uniti” sono un primo segnale di reazione. Ma dov’è la reazione del Partito Democratico?
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