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Diritti umani

Rapporto 2024 di Amnesty International: il peggio e il meglio vengono dall’Africa

Tra le buone notizie: lo Zimbabwe ha abolito la pena di morte, offrendo una speranza per i diritti umani in un continente segnato da repressioni e conflitti.

Conflitti che s’incancreniscono, proteste represse nel sangue, tendenze autoritarie che si affermano, movimenti identitari e neonazisti che crescono alle elezioni, attacchi al multilateralismo e alla giustizia internazionale. C’è questo e molto altro nelle quasi 600 pagine del Rapporto sullo stato dei diritti umani nel mondo, diffuso oggi da Amnesty International (la traduzione italiana è pubblicata da Infinito Edizioni).
Tra i 150 stati in cui nel 2024 sono state segnalate violazioni dei diritti umani ci sono tutti quelli nordafricani e buona parte di quelli dell’Africa subsahariana.
Impossibile, per ragioni di spazio, entrare nei singoli dettagli. Basti dire che, dal Marocco all’Egitto, tutta l’Africa del Nord è avvolta in una cappa repressiva in cui l’espressione del dissenso è regolarmente impedita. Ne fanno le spese, come più volte raccontato in questo portale, le persone e le organizzazioni che difendono i diritti umani, quelle che esercitano la professione legale così come quella giornalistica, i movimenti che protestano contro la crisi economica.
Le giunte militari che, di colpo di stato in colpo di stato, si sono impossessate di una parte importante della fascia saheliana hanno consolidato col pugno di ferro il loro potere.
Qua e là, leadership omofobe e movimenti xenofobi rendono mettono in pericolo la vita delle persone appartenenti alle comunità lgbtqia+ e alle persone migranti.
Restano ai margini dell’attenzione dei governi, della stampa e dunque dell’opinione pubblica, i conflitti. Quello nella Repubblica democratica del Congo ha conosciuto negli ultimi mesi un’ulteriore escalation. Ma è quello in corso ormai da due anni in Sudan a fornire, con le sue drammatiche cifre – una su tutte, 11 milioni di persone che non hanno più una casa – la prova che ci sono conflitti immeritevoli di interesse, se non della stampa specializzata e delle organizzazioni umanitarie e per i diritti umani.
Se quella del Sudan è la peggiore situazione del continente africano, è sempre da qui che è arrivata la migliore delle notizie, proprio nell’ultimo giorno dell’anno: lo Zimbabwe ha abolito la pena di morte, diventando lo stato n. 145 ad essersi privato per legge o nella prassi della pena capitale.
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