Un centinaio di bambini sono stati sottratti ai gruppi armati attivi nel territorio di Walikale, nella provincia del Nord Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo. L’operazione, realizzata tra il 14 e il 18 maggio, rappresenta uno dei più significativi interventi recenti di protezione dell’infanzia in una regione che continua a essere segnata da violenze e instabilità.
Secondo i dati diffusi dalla Missione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione nella RDC (MONUSCO), sono stati complessivamente allontanati dai gruppi armati 122 minori, tra cui 36 ragazze. La maggior parte di loro, 110 bambini, è già stata ricongiunta alle rispettive famiglie, mentre per gli altri 12 proseguono le attività di ricerca e reinserimento con il sostegno dei partner dell’UNICEF.
L’iniziativa è il risultato di una collaborazione tra la sezione per la Protezione dell’Infanzia della MONUSCO, il Bureau pour le Volontariat au service de l’Enfance et de la Santé (BVES), il Programma nazionale di Disarmo, Smobilitazione, Ripresa Comunitaria e Stabilizzazione (P-DDRCS), le autorità provinciali e territoriali e numerose organizzazioni impegnate nella tutela dei minori.
L’operazione si inserisce nell’ambito del piano d’azione concordato tra il governo congolese e le Nazioni Unite per contrastare il reclutamento e l’utilizzo di bambini da parte delle forze e dei gruppi armati. Oltre al recupero dei minori, il programma ha previsto attività di sensibilizzazione e dialogo con le milizie presenti nell’area.
Tre gruppi armati attivi nella regione – UHURU, Raïya Mutomboki e Raïya Kujigomboa – hanno sottoscritto davanti alle autorità provinciali specifici impegni e tabelle di marcia finalizzati a interrompere il reclutamento di bambini nelle proprie fila. Si tratta di un passaggio importante, anche se la sua efficacia potrà essere valutata soltanto nel tempo, considerando la complessità del conflitto e la frammentazione degli attori armati presenti nel Nord Kivu.
Pochi giorni prima dell’operazione, il 12 maggio, nella città di Beni si era svolto un incontro di coordinamento che aveva riunito autorità civili e militari dei territori di Beni, Lubero e Walikale, oltre ai sindaci di Beni e Butembo. Al termine dei lavori, il governatore militare del Nord Kivu aveva sollecitato una mobilitazione più ampia per ridurre il fenomeno del reclutamento minorile.
Parallelamente, missioni umanitarie organizzate a Walikale hanno consentito di formare rappresentanti dei gruppi armati e membri della società civile sulle norme internazionali relative alla protezione dei minori nei contesti di conflitto. I partecipanti hanno evidenziato la necessità di rafforzare le attività preventive e di sostenere nel lungo periodo la reintegrazione sociale dei bambini che abbandonano le armi.
Il caso di Walikale mostra come, anche in uno scenario caratterizzato da conflitti persistenti, siano possibili risultati concreti attraverso il coordinamento tra istituzioni, organizzazioni internazionali e comunità locali. Allo stesso tempo, ricorda che la protezione dell’infanzia resta una delle sfide più urgenti nell’est della Repubblica Democratica del Congo, dove migliaia di minori continuano a vivere gli effetti diretti o indiretti della guerra.


