Negli ultimi mesi, la città di Goma, capitale del Nord-Kivu, nella (Repubblica Democratica del Congo, è stata teatro di episodi di estrema violenza popolare. Nonostante la presenta del Movimento 23 marzo, in alcuni quartieri regna il caos e il fenomeno della “giustizia popolare” continua a perdurare con linciaggi brutali, incendi e, in alcuni casi, atti di cannibalismo.
Questi eventi drammatici rivelano il profondo malessere di una popolazione abbandonata dalle istituzioni e costretta a vivere sotto la costante minaccia di gruppi armati, criminalità e instabilità politica.
Tra i casi più gravi il linciaggio di due giovani considerati “ribelli” che dopo la cattura sono stati uccisi e dati alle fiamme.
Questi atti estremi, documentati anche attraverso immagini diffuse sui social media, hanno suscitato indignazione e sgomento.
Non si tratta di un caso isolato. Il 6 novembre dello scorso anno, un giovane di vent’anni è stato bruciato vivo nel quartiere Mugunga per aver tentato di rubare un bidone di una bevanda locale chiamata “kargazok”.
Episodi simili si sono verificati in altri contesti urbani e rurali, dove il ricorso alla giustizia fai-da-te è spesso l’unico modo percepito dalla popolazione per reagire all’insicurezza dilaganti.
Mentre alcune fonti locali e testimonianze parlano di atti di cannibalismo nati dalla rabbia collettiva, altre li interpretano come forme di intimidazione o resistenza simbolica contro i banditi e i ribelli che infestano la regione. Tuttavia, questi episodi sono anche stati politicizzati e utilizzati per alimentare narrative divisive.
Un esempio emblematico è la speculazione sul coinvolgimento della comunità Tutsi nei linciaggi. Alcuni tweet e articoli suggerivano che gli atti fossero motivati da odio etnico, un’accusa prontamente smentita da attivisti e giornalisti locali, che, dopo alcune verifiche, hanno chiarito che le vittime non erano di origine Tutsi e che i linciaggi erano legati esclusivamente alla percezione di insicurezza e criminalità, non a questioni tribali o etniche.
La regione del Nord-Kivu è da tempo una delle aree più instabili del Congo. Gruppi ribelli come l’M23 e gli ADF-NALU continuano a destabilizzare il territorio, mentre l’esercito congolese si dimostra incapace di garantire la sicurezza della popolazione. Questo vuoto di potere si traduce in un sistema giudiziario inefficace e in una crescente sfiducia nelle autorità, spingendo le comunità locali a prendere la giustizia nelle proprie mani.
Come riportato dalla società civile di Goma, l’assenza di processi legali adeguati contro i criminali catturati alimenta il desiderio di vendetta della popolazione, che sceglie metodi estremi per “eliminare il pericolo una volta per tutte”.
Parallelamente, la diffusione di informazioni non verificate o manipolate sui social media aggrava la situazione. Immagini e testimonianze distorte rischiano di polarizzare ulteriormente le comunità e alimentare sentimenti di odio. Questo sottolinea l’importanza di promuovere un’informazione responsabile e verificata, specialmente in un contesto così fragile.
Gli episodi di giustizia popolare a Goma rappresentano un grido d’aiuto di una popolazione esasperata dall’insicurezza e dalla mancanza di risposte istituzionali. Tuttavia, la brutalità di questi atti non può essere normalizzata, né ignorata dalla comunità internazionale. È necessario un intervento coordinato che affronti le cause profonde del conflitto e che ripristini la fiducia nelle istituzioni.


