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Emergenze

Rd Congo, a Lubumbashi la rottura di un bacino tossico scatena paura e proteste

A Lubumbashi cresce la preoccupazione per una fuga tossica legata a un impianto minerario: residenti e attivisti chiedono responsabilità e bonifiche.

A Lubumbashi, nel quartiere di Kasapa, una vasca di ritenzione contenente acque acide e contaminanti provenienti da un sito minerario si è rotta, provocando una fuoriuscita che ha inondato il mercato e numerose abitazioni. L’incidente, avvenuto nei pressi delle installazioni della compagnia cinese Congo Dongfang Mining (CDM), ha sollevato gravi preoccupazioni sanitarie e ambientali tra i residenti, che temono un inquinamento diffuso dei suoli e delle acque sotterranee.

Il ministro delle Miniere si è recato sul posto per constatare i danni e ha annunciato la sospensione delle attività del gruppo nella zona, pur imponendo il pagamento dei salari ai lavoratori. Una misura accolta come insufficiente da molte organizzazioni della società civile, che da anni denunciano la mancanza di controlli e la pericolosità delle pratiche estrattive di CDM.

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«C’è panico tra la popolazione – ha dichiarato Ghislain Kalwa, rappresentante della società civile del Haut-Katanga – perché l’acido può provocare malattie e contaminare il terreno per anni». Gli abitanti chiedono ora risarcimenti, bonifiche immediate e sanzioni esemplari per i responsabili.

L’episodio riaccende i riflettori sulle contraddizioni del settore minerario congolese, ricco di rame e cobalto ma segnato da una cronica mancanza di trasparenza e da impatti ambientali devastanti. A Lubumbashi, capitale mineraria del Paese, la crescita economica si accompagna così a un costo umano e ambientale sempre più evidente.

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