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Speciale RD Congo

Rd Congo, accuse reciproche dopo i bombardamenti su Rubaya e Rumangabo

Nella RDCongo nuove accuse di bombardamenti contro aree civili nel Nord Kivu: l’AFC/M23 denuncia attacchi con droni attribuiti a Kinshasa, mentre fonti congolesi invitano alla cautela e parlano di possibile propaganda di guerra.

Nuove tensioni e accuse reciproche emergono dal Nord Kivu, Repubblica Democratica del Congo, dopo una serie di bombardamenti che, secondo il movimento AFC/M23, avrebbero colpito aree densamente popolate di Rubaya, Rumangabo e altre località dell’est del Paese nella notte tra il 23 e il 24 maggio 2026.

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In diversi comunicati diffusi nelle ultime ore, l’AFC/M23 ha accusato le forze governative congolesi e i loro alleati di aver utilizzato droni da combattimento CH-4 e altri velivoli armati contro zone abitate, provocando vittime civili, distruzione di abitazioni e nuovi sfollamenti. Le accuse riguardano in particolare Rubaya, nel territorio di Masisi, Rumangabo e alcune località del Minembwe e del Kalehe.

Secondo la versione diffusa dal movimento ribelle, uno degli attacchi avrebbe colpito una guest house nella zona di Rubaya poco dopo la mezzanotte. L’AFC/M23 parla di “massacro di civili” e definisce i bombardamenti “crimini di guerra” e “crimini contro l’umanità”, sostenendo che la popolazione locale sia stata presa di mira in maniera indiscriminata.

Tuttavia, altre fonti congolesi invitano alla prudenza nella ricostruzione dei fatti. Alcuni osservatori locali e attivisti per i diritti umani sottolineano infatti che la struttura colpita a Rubaya sarebbe stata utilizzata dai ribelli come deposito di munizioni e ufficio logistico del movimento. Le stesse fonti evidenziano inoltre che, almeno finora, non sono state diffuse immagini verificabili delle presunte vittime civili, elemento che alimenta dubbi e accuse di possibile propaganda bellica da entrambe le parti.

La guerra dell’informazione continua infatti a rappresentare una dimensione centrale del conflitto nell’est della RDC. In assenza di verifiche indipendenti immediate, ogni episodio militare viene rapidamente trasformato in una battaglia narrativa parallela: da un lato le accuse contro Kinshasa e i suoi alleati, dall’altro il sospetto che alcune comunicazioni dell’M23 puntino a influenzare l’opinione pubblica internazionale e i mediatori regionali.

Il contesto resta estremamente fragile. Negli ultimi mesi il conflitto tra le Forze Armate della Repubblica Democratica del Congo (FARDC) e il movimento AFC/M23 ha provocato migliaia di sfollati nelle province orientali del Nord e Sud Kivu, aggravando una crisi umanitaria già segnata da instabilità cronica, epidemie e tensioni regionali. Kinshasa continua ad accusare il Rwanda di sostenere militarmente l’M23, accusa che Kigali respinge o ridimensiona da tempo.

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Nelle comunicazioni diffuse il 24 maggio, l’AFC/M23 sostiene inoltre che gli attacchi abbiano colpito anche zone vicine al Parco nazionale dei Virunga e diverse località del Minembwe, alimentando paura e panico tra la popolazione civile. Anche su questi episodi, però, al momento risultano limitate le conferme indipendenti disponibili.

La difficoltà di verificare rapidamente gli eventi sul terreno, unita alla forte polarizzazione geopolitica del conflitto, rende particolarmente complesso distinguere tra informazioni confermate, propaganda militare e guerra psicologica. In questo scenario, le popolazioni civili continuano a pagare il prezzo più alto di una guerra sempre più frammentata e opaca.

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