Un gravissimo incendio è divampato all’inizio della settimana su un’imbarcazione fluviale nella Repubblica Democratica del Congo, causando almeno 143 morti e un numero imprecisato di dispersi. Il disastro è avvenuto sul fiume Congo, nei pressi di Mbandaka, capoluogo della provincia dell’Équateur, nel nord-ovest del Paese. L’imbarcazione coinvolta era un lungo battello in legno a motore, sovraccarico di passeggeri e carburante.
Secondo le prime ricostruzioni, l’incendio si sarebbe originato quando una donna ha acceso del carbone per cucinare, innescando un’esplosione a causa della vicinanza con contenitori di carburante. Le fiamme si sono propagate rapidamente, causando un altissimo numero di vittime, molte delle quali donne e bambini.
Le operazioni di recupero hanno permesso finora il ritrovamento di 143 corpi: 131 mercoledì e altri 12 nei giorni successivi. Un’associazione locale parla di un bilancio provvisorio di 145 morti, con alcune vittime bruciate vive e altre annegate.
Non è noto il numero esatto di passeggeri a bordo, ma si parla di “centinaia”, come dichiarato dalla deputata nazionale Joséphine-Pacifique Lokumu. Molti sopravvissuti sono stati trasportati in ospedale, ma numerose famiglie restano ancora senza notizie dei loro cari.
Il disastro evidenzia ancora una volta la pericolosità dei trasporti fluviali nella RDC, un Paese vastissimo (2,3 milioni di km²) ma con infrastrutture stradali estremamente carenti. I viaggi avvengono spesso su imbarcazioni sovraccariche, senza alcuna lista passeggeri, rendendo difficili le operazioni di soccorso in caso di incidente.
Episodi simili si verificano con drammatica regolarità: nell’ottobre 2023, un naufragio nella stessa provincia provocò 47 morti; nel 2024, più di 20 persone morirono nel ribaltamento di una barca sul lago Kivu, nell’est del Paese.
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