Dalla dichiarazione dell’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, 100 giorni dopo il 23 agosto, Medici Senza Frontiere conferma quanto abbiamo documentato in questi tre mesi e mezzo su Focus on Africa: è la più grave e mortale di sempre nel Paese.
Nell’ultima settimana, i decessi causati dall’Ebola sono stati registrati a un ritmo di circa 1 ogni mezz’ora.
Dall’inizio dell’epidemia e fino al 16 agosto, le autorità nazionali hanno registrato oltre 5.000 casi confermati e più di 2.400 decessi.
È urgente rafforzare la formazione degli operatori sanitari e dei leader comunitari sull’identificazione dei casi, il trasferimento dei pazienti e le misure di prevenzione e controllo dei contagi nelle comunità colpite dall’epidemia.
“Questa epidemia continua a diffondersi e procede più velocemente della risposta messa in campo” afferma il dottor Javid Abdelmoneim, presidente internazionale di MSF. “I centri di trattamento restano essenziali per salvare vite umane, ma la risposta richiede più dei soli posti letto aggiuntivi. Servono una migliore identificazione dei casi, un isolamento sicuro delle persone malate e dei loro contatti e un maggiore supporto agli operatori sanitari. Anche le persone che cercano cure nelle strutture sanitarie esistenti devono essere protette dal rischio di contagio. Soprattutto, la risposta deve essere costruita con le comunità e non attorno a esse”.
Nel campo per sfollati di Rho, vicino a Drodro, nella provincia dell’Ituri, i leader comunitari hanno collaborato con MSF per incoraggiare le persone con sintomi a sottoporsi precocemente ai test, all’isolamento e alle cure. Promuovono inoltre misure di prevenzione e controllo dei contagi per ridurre il rischio di trasmissione all’interno della comunità. In questo campo sovraffollato, che ospita quasi 50.000 persone, tale collaborazione ha contribuito a limitare la diffusione dell’Ebola e a ridurre la mortalità.
“Conosciamo le nostre comunità e sappiamo come raggiungere le persone” racconta Ezrome Kiza Lumani, leader comunitario che vive nel campo. “Quando è arrivata l’Ebola, non abbiamo aspettato. Abbiamo parlato con le famiglie, ascoltato le loro paure e incoraggiato le persone con sintomi a cercare assistenza sanitaria. Abbiamo un ruolo fondamentale nel fermare questa epidemia”.
Dalla dichiarazione ufficiale dell’epidemia, oltre il 60% dei decessi causati dall’Ebola nella RDC si è verificato al di fuori, e spesso molto lontano, dai centri di trattamento per l’Ebola. Ciò significa che molte persone muoiono nelle loro case o nelle comunità senza ricevere cure, mentre il virus continua a diffondersi prima che i casi vengano individuati. Preoccupa inoltre il rapido aumento dei casi al di fuori dell’epicentro dell’epidemia, nella provincia dell’Ituri, con la provincia del Nord Kivu che registra livelli particolarmente elevati di mortalità e sfiducia nei confronti della risposta all’emergenza.“Con la comparsa di casi in nuove aree che hanno poca o nessuna esperienza nella gestione dell’Ebola, è urgente disporre di operatori sanitari formati sulla malattia non solo all’interno dei centri di trattamento, ma anche direttamente nelle comunità colpite” afferma Trish Newport, responsabile dei programmi di emergenza di MSF nella provincia dell’Ituri.
Leader comunitari come Emery Guba Mateso, anche lui residente nel campo per sfollati di Rho, condividono la propria esperienza per incoraggiare le persone a cercare cure tempestivamente. Guba Mateso ha perso un figlio a causa della malattia ed è sopravvissuto lui stesso all’infezione.
“In qualità di persona guarita dall’Ebola, il messaggio che vorrei trasmettere alla comunità è questo: ai primi sintomi è importante rivolgersi immediatamente a una struttura sanitaria, perché l’accesso precoce a cure appropriate aumenta le possibilità di guarigione” afferma Guba Mateso.
Photo, un’équipe di decontaminazione sanifica la casa di una paziente positiva a Ebola, Credits MSF


