Alle prime ore del mattino del 10 marzo 2026 un attacco con drone ha colpito una abitazione nella città di Goma, nell’est della Repubblica Democratica del Congo, causando almeno tre vittime. Tra queste figura Karine Buisset, operatrice umanitaria francese impegnata con l’UNICEF, che si trovava nella struttura al momento del bombardamento.
L’attacco è avvenuto intorno alle quattro del mattino in un quartiere affacciato sul lago Kivu, un’area dove risiedono anche alcuni dirigenti della ribellione armata AFC/M23. Secondo testimonianze raccolte sul posto, il drone ha colpito una proprietà composta da più abitazioni contigue appartenenti a un cittadino belga. Testimoni hanno riferito di aver udito almeno due esplosioni nella notte.
🔴#RDC Une attaque de #drone a ciblé la ville de #Goma ce mercredi à 4h00 du matin. Une résidence du quartier #Himbi a été touchée. L’#AFC #M23 qui contrôle la ville annonce un bilan de 3 morts dont une expatriée de nationalité française travaillant pour l’@UNICEFDRC. Plusieurs… pic.twitter.com/PDCbxta92c
— Christophe RIGAUD (@afrikarabia) March 11, 2026
Il bilancio provvisorio parla di tre morti: due civili congolesi e la funzionaria umanitaria francese. L’edificio bombardato ospitava anche personale impegnato in attività di assistenza umanitaria. Al momento non esiste una ricostruzione condivisa sull’origine del drone che ha colpito l’edificio. Le diverse parti coinvolte nel conflitto si scambiano accuse reciproche e sono in corso verifiche per chiarire le responsabilità dell’attacco.
UNICEF is devastated and outraged that our colleague Karine Buisset was killed in a reported drone strike on a building housing aid workers in Goma, Democratic Republic of Congo.https://t.co/1ujsTMUXCg pic.twitter.com/juRttJQifg
— UNICEF (@UNICEF) March 11, 2026
In una dichiarazione diffusa l’11 marzo da New York, l’UNICEF ha espresso “devastazione e indignazione” per l’uccisione della propria collaboratrice. L’organizzazione ha ricordato che Karine Buisset era “una umanitaria dedicata che lavorava instancabilmente per sostenere bambini e famiglie colpite da conflitti e crisi”. L’agenzia delle Nazioni Unite ha inoltre sottolineato che la tragedia rappresenta “un doloroso promemoria del fatto che gli operatori umanitari devono sempre essere protetti”.
Une humanitaire française de l’UNICEF a été tuée à Goma. À sa famille, à ses proches, à ses collègues, j’adresse le soutien et l’émotion de la Nation.
J’appelle au respect du droit humanitaire et des personnels qui sont sur place et qui s’engagent pour sauver des vies.
— Emmanuel Macron (@EmmanuelMacron) March 11, 2026
La morte dell’operatrice ha suscitato reazioni anche sul piano politico. Il presidente francese Emmanuel Macron ha espresso “il sostegno e l’emozione della Nazione” alla famiglia, ai colleghi e ai familiari della vittima, invitando tutte le parti coinvolte nel conflitto a rispettare il diritto umanitario e la sicurezza del personale impegnato nelle operazioni di soccorso.
.@UN_Lemarquis condemns the escalation of violence that has tragically claimed the life of a UN staff member and two civilians.
The Acting Head of #MONUSCO reiterates the absolute urgency of protecting civilians and respecting the ceasefire.
🔗 https://t.co/3l92xvDwhE pic.twitter.com/XIcOm91sin
— MONUSCO (@MONUSCO) March 11, 2026
Anche la missione delle Nazioni Unite nel paese, la MONUSCO, ha condannato l’episodio. Il responsabile ad interim della missione, Bruno Lemarquis, ha denunciato una nuova escalation di violenza nella città di Goma.
Secondo alcune fonti presenti nell’area, l’attacco potrebbe essere collegato alla campagna militare in corso tra il governo di Kinshasa e la ribellione AFC/M23 attiva nelle province orientali del Nord e Sud Kivu, ma la responsabilità del bombardamento non è stata finora accertata in modo indipendente.
La regione orientale della Repubblica Democratica del Congo è da anni teatro di una complessa crisi armata, caratterizzata dalla presenza di gruppi ribelli, milizie locali e interventi militari governativi. Secondo diverse fonti locali, negli ultimi tempi gli attacchi con droni si sono moltiplicati nelle aree contese, con conseguenze anche per la popolazione civile.
L’episodio di Goma ha riacceso il dibattito sulla sicurezza degli operatori umanitari nelle zone di guerra. La morte di una funzionaria internazionale ha attirato maggiore attenzione su un conflitto che continua a provocare vittime tra i civili e a destabilizzare l’intera regione dei Grandi Laghi africani.
Negli ultimi mesi diverse fonti hanno segnalato un crescente impiego di droni nel conflitto nell’est del paese, sia nelle operazioni militari governative sia nelle dinamiche dello scontro con i gruppi ribelli.


