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Salute

Rd Congo, Ebola torna a colpire: allarme internazionale dell’OMS per il focolaio nella regione orientale

In Rd Congo cresce l’allarme per una nuova epidemia di Ebola: decine di morti, casi sospetti nell’est del Paese e nessun vaccino disponibile contro il ceppo Bundibugyo.

Nella parte orientale della Repubblica democratica del Congo è in corso una nuova epidemia di Ebola che ha già provocato decine di morti e che sta suscitando forte preoccupazione a livello internazionale. L’Organizzazione mondiale della sanità ha lanciato un’allerta globale dopo la conferma di un caso nella città di Goma, uno dei principali centri urbani dell’est del Paese e nodo strategico al confine con il Ruanda.

Il focolaio si concentra soprattutto nella provincia dell’Ituri, un’area nord-orientale segnata da instabilità politica, presenza di gruppi armati e difficoltà logistiche che rendono più complesso il monitoraggio sanitario. Secondo le autorità congolesi, il primo caso sospetto sarebbe stato un infermiere ricoverato a Bunia il 24 aprile con sintomi compatibili con Ebola. Successivamente, il virus avrebbe raggiunto Goma attraverso la moglie di una vittima, risultata positiva ai test di laboratorio dopo essersi spostata dalla zona del focolaio.

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I numeri diffusi dalle autorità sanitarie africane delineano uno scenario preoccupante. Gli Africa CDC parlano di 336 casi sospetti e 88 decessi probabilmente legati al virus, mentre l’OMS ha confermato almeno otto casi in laboratorio e decine di morti sospette nell’Ituri. Un caso è stato segnalato anche a Kinshasa, mentre in Uganda si registra il decesso di un viaggiatore proveniente dalla stessa area orientale del Congo.

A rendere ancora più delicata la situazione è la variante coinvolta nell’epidemia: il ceppo Bundibugyo, molto meno comune rispetto al ceppo Zaire che ha causato la maggior parte delle epidemie degli ultimi decenni. Questa variante era comparsa soltanto in due precedenti occasioni documentate, in Uganda nel 2007 e nella stessa RDC nel 2012. Secondo il ministro della Salute congolese Samuel-Roger Kamba, il tasso di letalità potrebbe raggiungere il 50%.

L’aspetto che più preoccupa la comunità scientifica riguarda però l’assenza di vaccini o terapie specifiche. I farmaci e i vaccini sviluppati negli ultimi anni si sono infatti dimostrati efficaci soprattutto contro il ceppo Zaire, mentre per il Bundibugyo non esistono ancora strumenti sanitari consolidati. Ebola continua così a rappresentare una delle malattie virali più temute al mondo: una febbre emorragica altamente contagiosa che si trasmette attraverso fluidi corporei e contatto diretto con persone infette vive o morte.

Nel frattempo, le autorità locali hanno parzialmente chiuso il confine tra Congo e Ruanda nell’area di Goma, dove ogni giorno transitano migliaia di persone per motivi commerciali e familiari. La misura riflette il timore che il contagio possa espandersi ulteriormente in una regione già attraversata da conflitti armati, fragilità istituzionali e intensi movimenti transfrontalieri.

L’epidemia riporta al centro dell’attenzione internazionale la vulnerabilità sanitaria dell’Africa centrale, dove guerre, sfollamenti, povertà infrastrutturale e difficoltà di accesso alle cure continuano a intrecciarsi con le emergenze epidemiologiche. In questo contesto, Ebola non appare soltanto come una crisi sanitaria, ma anche come il sintomo di fragilità territoriali e politiche molto più profonde.

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