La Repubblica Democratica del Congo (RDC), principale produttore mondiale di cobalto, ha deciso di prolungare fino a settembre 2025 l’embargo sulle esportazioni di cobalto grezzo, una misura già in vigore da febbraio. Questa decisione strategica mira a due obiettivi principali: aumentare il prezzo di mercato del cobalto, che ha subito un crollo drastico (il valore si è ridotto di quattro volte rispetto al 2022), e incentivare la raffinazione e la trasformazione del minerale direttamente sul territorio nazionale, così da trattenere più valore aggiunto all’interno del Paese.
Tuttavia, la strategia del governo congolese comporta anche rischi notevoli. In un contesto globale in rapida evoluzione, l’industria delle batterie sta accelerando la transizione verso tecnologie alternative al cobalto, come le batterie LFP (lithium-fer-phosphate), soprattutto in Cina, uno dei principali mercati di riferimento. Il blocco delle esportazioni potrebbe quindi spingere alcuni grandi gruppi industriali a ridurre la propria dipendenza dal cobalto congolese o a cercare forniture altrove.
[VIDÉO] Avec 76 % de la production mondiale de cobalt, la #RDC prend le risque de tout perdre en maintenant l’embargo. (France 24)#AXEmedia 🇨🇩 pic.twitter.com/felDPeC1wX
— Alain St Pierre Mwamba (@alainmwamba) June 26, 2025
A complicare ulteriormente il quadro ci sono le problematiche etiche legate al settore estrattivo artigianale della RDC, da anni accusato di impiegare manodopera minorile. Nonostante la creazione di un’autorità nazionale di regolazione nel 2019 per cercare di migliorare le condizioni del settore, le critiche internazionali restano forti e rischiano di danneggiare ulteriormente l’attrattività del cobalto congolese sui mercati globali.


