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Economia

Rd Congo, entrate pubbliche in calo a luglio mentre aumentano le pressioni sull’economia

Nella RDCongo le entrate pubbliche registrano un forte rallentamento a luglio, mentre l'aumento dei prezzi delle materie prime e dei cereali continua a esercitare pressioni sull'economia nazionale.

La Repubblica Democratica del Congo affronta un mese di luglio caratterizzato da un netto rallentamento nella raccolta delle entrate pubbliche, in un contesto economico segnato dall’aumento dei prezzi internazionali delle materie prime e dei prodotti alimentari.

Secondo la più recente nota congiunturale della Banca centrale del Congo, al 9 luglio 2026 le amministrazioni finanziarie avevano mobilitato complessivamente 517,2 miliardi di franchi congolesi (CDF), un risultato sensibilmente inferiore rispetto allo stesso periodo del 2025, quando le entrate avevano raggiunto 11.644,1 miliardi di CDF.

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La raccolta fiscale è stata trainata soprattutto dalla Direzione generale delle dogane e delle accise (DGDA), che ha contribuito con 217,5 miliardi di CDF. La Direzione generale delle imposte (DGI) ha raccolto 165,8 miliardi, mentre la Direzione generale delle entrate amministrative, giudiziarie, demaniali e di partecipazione (DGRAD) si è fermata a 133,9 miliardi.

Nello stesso periodo, la spesa pubblica ha raggiunto 626,2 miliardi di CDF, superando quindi le entrate disponibili. Le principali uscite hanno riguardato il pagamento degli stipendi dei dipendenti pubblici, pari a 138,2 miliardi di CDF, oltre agli oneri finanziari.

La Banca centrale sottolinea tuttavia che il dato di inizio luglio non rappresenta necessariamente l’andamento dell’intero esercizio. Già al 26 giugno, infatti, le entrate complessivamente mobilitate nel 2026 avevano raggiunto 1.467,8 miliardi di CDF, circa 500 milioni di dollari, lasciando aperta la possibilità di un recupero nei mesi successivi.

Parallelamente, il quadro internazionale continua a incidere sull’economia congolese. Il prezzo del petrolio è salito del 6,3% in una settimana, raggiungendo 76,3 dollari al barile, in seguito alla ripresa delle ostilità tra Stati Uniti e Iran. Dall’inizio dell’anno l’aumento supera il 25%.

Anche i metalli strategici mostrano quotazioni elevate. Il rame ha raggiunto 13.520,4 dollari per tonnellata, in crescita sia su base settimanale sia rispetto al 2025, mentre il cobalto è rimasto stabile sopra i 55.600 dollari per tonnellata, consolidando un incremento superiore al 70% rispetto a dodici mesi prima. L’oro registra invece un lieve aumento settimanale, pur restando sotto i livelli di fine 2025.

Sul fronte alimentare, continua la crescita dei prezzi internazionali di riso, grano e mais. Secondo la Banca centrale, pesano l’esaurimento delle scorte mondiali, gli effetti delle ondate di calore sull’agricoltura europea e l’aumento dei costi di fertilizzanti e trasporto marittimo. Una dinamica che rischia di tradursi in ulteriori pressioni inflazionistiche per un Paese fortemente dipendente dalle importazioni di numerosi beni essenziali.

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