Ieri sera a Doha (Qatar), il governo congolese e il movimento armato M23 hanno firmato un nuovo accordo-quadro, presentato come tappa intermedia verso un’intesa di pace complessiva per l’est della Repubblica Democratica del Congo. Il testo, negoziato per mesi con la mediazione del Qatar, appunto, e il coinvolgimento di Stati Uniti e Unione Africana, si concentra su cessate il fuoco, scambio di prigionieri e accesso umanitario nelle zone colpite dal conflitto.
L’intesa arriva dopo oltre tre anni di violenze e dopo precedenti tentativi di tregua falliti. Sul terreno, tuttavia, la situazione resta tesa: l’M23 controlla ancora ampie porzioni dell’est del Paese e lo scontro con altre milizie non si è del tutto fermato. Nella stessa regione, un nuovo attacco attribuito all’ADF – un altro gruppo armato attivo nel Nord-Est – ha causato almeno 18 morti, a ricordare quanto la mappa della violenza resti affollata.
The Democratic Republic of Congo and the Rwanda-backed M23 militia signed a new peace framework on Saturday in Qatar aimed at ending the fighting that has devastated eastern DRC.https://t.co/qOFbxN8cAm pic.twitter.com/mE6iOhsTRe
— AFP News Agency (@AFP) November 15, 2025
Il testo siglato in Qatar è stato battezzato “Doha Framework for a Comprehensive Peace Agreement” ed è strutturato in otto capitoli che affrontano quelle che i negoziatori definiscono le radici del conflitto. Non si tratta ancora del trattato di pace finale, ma di una cornice negoziale: i capitoli dovranno essere discussi uno per uno prima di arrivare a un vero accordo complessivo.
Tra i punti indicati figurano:
- la definizione e la verifica di un cessate il fuoco effettivo;
- il rilascio di prigionieri da entrambe le parti;
- l’accesso umanitario alle aree devastate dalla guerra;
- il ritorno dei profughi interni e dei rifugiati;
- la protezione del sistema giudiziario e delle istituzioni civili nelle zone riconquistate;
- la ricostituzione dell’autorità dello Stato.
Il governo della RDC sottolinea che l’obiettivo è creare, “nel più breve tempo possibile”, condizioni di cambiamento “reale e misurabile” per le popolazioni colpite. Dal fronte M23, invece, i toni sono più prudenti: un rappresentante della delegazione ha ricordato che il testo non contiene clausole immediatamente vincolanti e non modifica nell’immediato la situazione militare sul campo.
Il nodo centrale, riconosciuto da tutte le parti, resta l’attuazione: l’inviato statunitense per l’Africa ha insistito sul fatto che il successo dell’accordo dipenderà dai meccanismi di monitoraggio e da una volontà politica costante, più che dalla firma in sé.
Journal de l'Afrique – Accord cadre signé entre la RDC et le M23, les négociations sur le fond se poursuivent
➡️ https://t.co/bbjdraqTsJ pic.twitter.com/imkjxEkLFG— FRANCE 24 Français (@France24_fr) November 15, 2025
Dal ritorno alle armi del M23 alla fine del 2021, l’est del Congo ha visto una nuova escalation: grandi centri urbani e snodi commerciali come Goma sono passati sotto controllo ribelle, mentre centinaia di migliaia di persone sono state costrette a fuggire. Secondo diverse stime, i conflitti nell’est del Paese hanno provocato, negli ultimi decenni, centinaia di migliaia di morti dirette e indirette.
La complessità del quadro non dipende solo dallo scontro tra governo e M23: in tutta la regione operano decine di gruppi armati, con agende locali, regionali e talvolta transnazionali. I civili restano il bersaglio principale: villaggi attaccati, infrastrutture distrutte, servizi essenziali collassati. Il nuovo accordo di Doha promette corridoi umanitari e misure per favorire il ritorno degli sfollati, ma la capacità di tradurre queste promesse in azioni concrete è ancora tutta da dimostrare.
È in questo quadro, dunque, che va letta l’altra notizia proveniente dal Nord-Kivu di queste ore, ossia la possibile riapertura dell’aeroporto di Goma entro la fine del 2025:
Rd Congo, riapertura parziale dell’aeroporto di Goma per i voli umanitari entro il 2025


