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Emergenze

Rd Congo, frana nella miniera di coltan di Rubaya: oltre 200 morti, tra cui 70 bambini

Nella Rd Congo una frana nella miniera di coltan di Rubaya ha causato oltre 200 morti, tra cui 70 bambini, riaccendendo l’attenzione sulle condizioni di lavoro e sul conflitto per il controllo dei minerali strategici nel Nord Kivu.

Dopo quella dello scorso gennaio, una nuova frana si è abbattuta nella miniera di coltan di Rubaya, nell’est della Repubblica Democratica del Congo. E, ancora una volta, il bilancio è spaventoso, con oltre 200 morti. La tragedia è avvenuta martedì 3 marzo e rappresenta uno dei più gravi disastri minerari recenti nella regione dei Grandi Laghi africani.

Secondo il ministero delle Miniere congolese, tra le vittime ci sarebbero almeno 70 bambini. Numerosi feriti sono stati trasferiti negli ospedali della città di Goma, il principale centro urbano del Nord Kivu, a circa 70 chilometri dal sito minerario. Le operazioni di soccorso sono state rese difficili sia dalle condizioni del terreno, ancora instabile dopo le piogge, sia dalle limitazioni di accesso all’area.

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La miniera di Rubaya è uno dei giacimenti più importanti al mondo di coltan, un minerale strategico dal quale si ricava il tantalio, metallo resistente al calore utilizzato nella produzione di condensatori ad alte prestazioni per telefoni cellulari, computer, componenti aerospaziali e turbine a gas. Si stima che da questo sito provenga circa il 15% della produzione mondiale di coltan.

Dal 2024 l’area è sotto il controllo del gruppo ribelle AFC/M23, una delle principali milizie attive nell’est del paese. Un alto funzionario del movimento aveva inizialmente riferito che le vittime sarebbero state soltanto cinque o sei, una cifra molto inferiore rispetto al bilancio fornito dal governo di Kinshasa.

Secondo le autorità congolesi, la tragedia sarebbe stata aggravata dalle condizioni di estrazione illegale e dall’assenza di adeguate misure di sicurezza. Il ministero delle Miniere ha accusato i ribelli di permettere attività minerarie senza supervisione e senza standard minimi di protezione per i lavoratori.

Le difficoltà di verifica indipendente restano tuttavia elevate. La zona è remota, le telecomunicazioni sono spesso interrotte e le organizzazioni umanitarie hanno un accesso limitato. Anche per questo motivo il bilancio definitivo delle vittime potrebbe richiedere tempo.

La miniera di Rubaya era già stata teatro di un grave incidente alla fine di gennaio, quando un’altra frana, anch’essa causata da piogge intense, aveva provocato più di 200 morti. L’area è caratterizzata da scavi manuali e pozzi instabili, con migliaia di lavoratori impegnati in condizioni estremamente precarie.

Rd Congo, oltre 200 morti nel crollo della miniera di coltan di Rubaya

Nel luglio 2025 una visita della BBC aveva documentato la presenza diffusa di miniere artigianali scavate a mano, con numerose fosse aperte su un territorio molto esteso e privo di adeguate infrastrutture di sicurezza.

L’importanza strategica del coltan rende la regione uno dei nodi più delicati del conflitto nell’est della Repubblica Democratica del Congo. Negli ultimi mesi il movimento M23 ha consolidato il controllo su diverse aree minerarie del Nord Kivu, alimentando tensioni politiche e militari nella regione.

Esperti delle Nazioni Unite sostengono che parte dei minerali estratti nell’est del Congo venga esportata attraverso il Rwanda, paese che secondo diversi rapporti avrebbe sostenuto il gruppo ribelle. Il governo di Kigali ha sempre respinto queste accuse.

Nel frattempo la miniera di Rubaya è entrata anche in una dimensione geopolitica più ampia. Il sito figura infatti tra gli asset minerari che il governo congolese avrebbe proposto agli Stati Uniti nell’ambito di un possibile accordo di cooperazione sulle risorse strategiche.

La tragedia mette ancora una volta in evidenza il paradosso delle cosiddette “risorse critiche”: minerali indispensabili per l’economia digitale globale che continuano a essere estratti in contesti segnati da conflitti armati, lavoro informale e rischi estremi per le comunità locali.

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