La Repubblica Democratica del Congo (RDC) si trova di fronte a una crisi finanziaria sempre più profonda, secondo le ultime analisi del Fondo Monetario Internazionale (FMI). Al centro del problema c’è l’aumento incontrollato della massa salariale nell’amministrazione pubblica, definita come un “rischio budgetario maggiore” che mette a repentaglio l’equilibrio delle finanze statali. Le spese per il personale hanno già superato le previsioni per il 2025 e il 2026, costringendo il governo di Kinshasa a considerare riforme strutturali urgenti per evitare un collasso macroeconomico.
Secondo il FMI, la crescita delle spese correnti sta erodendo le risorse destinate agli investimenti produttivi, come strade, energia e infrastrutture di base. Tre settori, in particolare, assorbono la maggior parte delle risorse: l’istruzione e la sanità, dove migliaia di dipendenti sono stati regolarizzati; la giustizia, con un aumento sia del numero di magistrati sia dei loro stipendi; e il settore della sicurezza, che non è da meno. Il risultato è una rigidità budgetaria che limita la capacità dello Stato di rispondere alle emergenze economiche e umanitarie.
La situazione è stata definita “critica” già a settembre 2025, quando la massa salariale ha superato il 50% delle entrate correnti. Nonostante l’annuncio di controlli biometrici per identificare dipendenti fittizi e duplicati, la situazione non sembra migliorare. Secondo Valery Madianga, coordinatore del Centro di Ricerca in Finanze Pubbliche e Sviluppo Locale (CREFDL), un’ONG specializzata in finanze pubbliche, la massa salariale è aumentata dell’11% solo quest’anno. “Lo Stato è diventato l’unico datore di lavoro e tutti cercano di ottenere un impiego pubblico. A ciò si aggiunge la promozione disorganizzata di grado. Nel frattempo, le entrate pubbliche sono praticamente crollate dall’esercizio 2025. Servono misure coraggiose per sanare le finanze pubbliche”, ha dichiarato Madianga.
Il FMI avverte che, senza interventi correttivi, il deficit potrebbe aumentare nel 2026, mettendo a rischio la moneta nazionale e il potere d’acquisto dei cittadini. La società civile, tuttavia, rimane scettica: denuncia la persistenza di istituzioni obsolete e costose, nonché la creazione di nuove unità che duplicano le funzioni di strutture già esistenti, aggravando ulteriormente il problema.


